Etiopia a riaschio caos: innumerevoli insurrezioni e moti di protesta sono stati fin qui soffocati dalla repressione militare che ha causato decine di morti e feriti. Nell’ultimo week end nella regione di Oromo ha avuto luogo l’ultimo l’ultimo gravissimo scontro. Qui le forze speciali Agazi hanno ucciso almeno trenta persone. La Deutsche Welle’s ha raccontato che gli autori del massacro erano armati di mitragliatori d’assalto AK-103, un’arma terribile in grado di colpire a distanza. In un video ottenuto dalla BBC si capisce chiaramente che un ufficiale delle truppe speciali ordina di “finire” un ferito. Una prova inconfutabile del grado di violenza di cui sono capaci gli Agazi. Le protese, e le repressioni che ne sono sempre derivate, sono frutto di un’antica disputa etnica che contrappone la minoranza tigrina al potere dalle altre etnie locali, in particolare quella Oromo e quella Amara. Un conflitto profondo che ha toccato il culmine nelle ultime elezioni politiche del 2015, quando il partito di governo, del Primo Ministro Haile Mariam Desalegn, ha conquistato tutti i seggi parlamentari. Una consultazione elettorale giudicata da opposizioni e osservatori internazionali una vera e propria farsa e che ha dato luogo ad una serie ininterrota di azioni di protesta. I trenta morti registrati in questo ultimo settimana sono la conferma che l’Etiopia si tiene in piedi soltanto perchè il governo di Addis Abeba fa ampio uso della forza. Vanno in questa direzione la denuncia ed il grido di allarme che arrivano dall’eurodeputata portoghese Ana Gomes. “Quanti negli Stati Uniti ed in Europa – ha detto la socialista Gomes – hanno usato scuse per negare le aspirazioni democratiche del popolo etiope di fatto hanno sostenuto un regime totalitario, come è quello del TPLF, che sta portando l’Etiopia ad una esplosione incontrollata. E’ scioccante vedere che potenze come gli Usa o la Eu e i suoi stati membri sappiano bene che il TPLF non ha legittimità e base democratiche in Etiopia e ciò nonostante continuino a garantire sostegno a questa forza con il pretesto che essa rappresenta un alleato contro il terrorismo”.
Massacro in Etiopia, uccisi trenta manifestanti

