A Montecitorio il Presidente di Scienza e Vita lancia un monito etico in vista delle prossime elezioni
Di Massimo Cellini
Nelle settimane in cui nello scacchiere della politica italiana si decidono alleanze e schieramenti in vista delle prossime elezioni di primavera, una parola ferma ed autorevole sul ruolo dei cattolici in politica viene da Alberto Gambino, Presidente di Scienza e Vita, l’associazione in orbita Cei, che si batte per la difesa del diritto alla salute e alla vita di ogni essere umano, Prorettore dell’Università Europea di Roma, nonché ordinario di Diritto Privato. Intervenendo a Montecitorio alla presentazione del libro curato da Paola Binetti e dedicato proprio a questi temi, Gambino ha sgombrato subito il campo da dubbi dicendo che il ruolo dei cattolici in politica non solo serve ma è fondamentale. Tuttavia – ha chiarito Gambino – vi è una precondizione insormontabile rappresentata dall’autenticità della loro fede.
Nello spiegare quanto fondamentale sia la formazione della propria coscienza di autentici credenti per affrontare i temi etico culturali che la società di oggi pone, il Presidente di Scienza e Vita ha usato un’immagine emblematica ponendo l’accento sul momento di massima spiritualità che ogni cattolico vive. “In un mondo che si secolarizza sempre pù – ha detto Gambino – se non si ha la tempra, l’energia, la forza vitale che proviene dalla Comunione si è destinati a soccombere. Senza una fede autentica in Gesù Cristo e l’anelito quotidiano ad imitarlo è difficile, impossibile, trovare una soluzione politica o legislativa che possa essere condivisa anche da chi non crede.” Per il prorettore dell’Università Europea una vita nei sacramenti rafforza la capacità di essere fermento di un comune sentire, in grado di andare al di là delle appartenenze ideologiche o confessionali.
Il tema della fede e della testimonianza, per come viene posto da Gambino, assume dunque un carattere esiziale. Segna, da un lato, un confine netto tra chi è e chi dice di essere cattolico, dall’altro diventa anche una forte presa di distanza da quei non pochi politici che, soprattutto in tempi recenti, pur professandosi cattolici poi nella pratica quotidiana hanno dimostrato tutt’altra condotta e tutt’altra levatura morale.
Nel ricordare la collaborazione con l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Gambino ha anche evidenziato i forti connotati di quelli che un tempo venivano chiamati i principi non negoziabili. Principi cioè che non si prestavano a mediazioni rispetto al tatticismo, alla pratica del “do ut des” che oggi è di uso quotidiano. Gambino ha anche chiarito l’equivoco di chi rifiuta la non negoziabilità di tali principi, chiamandoli “valori non negoziabili”: c’è un errore di fondo, non si tratta di “valori”, che sono sempre – ovviamente – negoziabili, ma di principi che per definizione non possono essere rinnegati.
Parlando alla presenza di importanti personalità laiche che hanno ricoperto anche ruoli istituzionali di primo livello, come gli ex presidenti della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti e Luciano Violante, il richiamo etico di Gambino è apparso come un forte monito nei confronti di quanti si fronteggeranno nella prossima tornata elettorale. Un modo per dire chiaro e tondo che chi si professa cattolico poi deve dimostrare di esserlo anche nei comportamenti personali, nella testimonianza quotidiana e nelle scelte politiche.
“La mia impressione – ha osservato Gambino – è che il credente cattolico, ma anche non cattolico, certamente è decisivo per la rappresentazione politica dell’Italia del futuro”. Un’importanza che per Gambino discende dalla capacità dei credenti di sapere che la vita terrena è un transito, dove il bene di ciascuno non può che essere lo specchio del bene eterno e, dunque, ogni esistenza umana deve avere la possibilità di essere messa nelle condizioni di esprimere con pienezza tutta la sua dignità più profonda che, grazie ad una buona politica, poi, si realizza nel lavoro, nell’istruzione, nella famiglia, nella possibilità di “trafficare” i propri talenti.
Il presidente di Scienza e Vita si è anche espresso su una questione largamente dibattuta, vale a dire sulla necessità di avere una formazione politica unica per i cattolici. “Poco importa che si faccia un partito di cattolici, che si riesumino le categorie del ‘900 – ha chiarito Gambino – anzi ritengo questo un concetto fuorviante perché può diventare un cavallo di Troia per inserire nella vita politico-istituzionale alcuni che cattolici non lo sono affatto o, comunque, non lo sono fino in fondo”.
Nella sala della Lupa di Montecitorio a discutere del volume curato da Paola Binetti ed edito da Magi era presente anche il professsor Eugenio Gaudio, Magnifico Rettore della Sapienza, il quale analizzando i vari capitoli del libro da “cattolici e politica: il contesto parlamentare” di Rocco Buttiglione a quello relativo a “Dichiarazioni di voto sulla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento” di Maurizio Lupi, ha segnalato come, sulla scorta dell’insegnamento di Platone, il relativo generi anarchia. Richiamando Rosmini e Gioberti e il magistero di Paolo VI, Gaudio in sintonia con Gambino ha in sostanza auspicato la necessità di una rinascimento dei valori, non una restaurazione sic et simpliciter, peraltro impossibile, un rinnovamento interiore di ciascuno che porti a mettere al centro il valore della testimonianza.
Nel suo intervento, Fausto Bertinotti ha invece fatto proprio l’appello a smettere di dare assoluta centralità al primato della legge sulla persona: “è un deposito malato di grandi tradizioni del ‘900 – ha detto – viviamo in una società in cui viene messo in dubbio l’umano nella sua prospettiva”. Luciano Violante dal canto suo, rispondendo positivamente alla domanda posta dal libro di Binetti, ha detto: “siamo in un periodo storico di bulimia dei mezzi e deserto dei fini”. Un discorso articolato che porta Violante a concludere che l’impegno valoriale dei cattolici diventa di grande rilievo ma anche a muovere una critica sostenendo che i cattolici negli ultimi anni sono stati più testimoni della loro verità, ma poco preoccupati di persuadere gli altri. Il sistema della gerarchia dei valori diventa sempre più importante – ha osservato Violante – per combattere il relativismo etico che non porta democrazia, “anzi se tutto è uguale a tutto chi è più forte si impone”.
In sala erano presente anche alcuni dei coautori del libro come Rocco Buttiglione, Raffaele Calabrò, Gian Luigi Gigli, Maurizio Lupi, Domenico Menorello, Alessandro Pagano e Antonio Palmieri. A questi sono andati i ringraziamenti di Paola Binetti la quale, nel suo intervento, ha rimarcato che l’essere cattolico non è una realtà cristallizzata ma va profondamente contestualizzata alla luce del quadro culturale di riferimento e del quadro politico in cui siamo immersi “proprio per mantenere la fedeltà – ha detto – occorre declinarla alla quotidianità, che è una costante sollecitazione ai problemi che si presentano”.

