Nel complesso mondo del web, su due temi cruciali, quali sono l’antitrust e il diritto d’autore, in Europa c’è un italiano che, almeno a livello politico, sta mettendo tutti d’accordo. E’ Alberto Gambino, Presidente dell’Accademia Italiana del Codice di Internet (IAIC) nonché Prorettore dell’Università Europea di Roma. A Bruxelles nel giro di due giorni Gambino è stato chiamato ad esprimersi su due questioni essenziali per il futuro della rete tanto da esponenti del Partito Popolare Europeo che dai Socialisti democratici. Una scelta bipartisan dovuta al fatto che Gambino è un tecnico super partes, stimato tanto dalla comunità scientifico/accademica che dal mondo delle imprese.
Sia in materia di antitrust, un tema caldissimo dopo la maxi multa di 2.42 miliardi inflitta a Google dalla Comunità Europea per eccesso di posizione dominante, sia in materia di un altrettanto delicata questione qual è la tutela dei diritti d’autore, Gambino ha utilizzato l’etica civile e la lealtà imprenditoriale come principi chiavi per orientare le scelte che inevitabilmente dovrà porsi il legislatore comunitario su questi argomenti. L’etica del resto è uno dei punti cardini di tutta la produzione scientifica e accademica di Gambino che oltre ad essere Presidente di IAIC e Prorettore dell’Università Europea di Roma è anche Presidente di Scienza e Vita, l’associazione che si batte per la tutela dell’esistenza umana e per una scienza che parta dall’etica.
Nell’evidenziare che le dinamiche di produzione della rete seguono logiche da economia globalizzata e legislazioni nazionali che variano di stato in stato e di continente in continente, Gambino ha spiegato che la chiave ispiratrice di normative che andranno a disciplinare il web non può che nascere da un approccio che parta dal rispetto di principi come l’etica civile e la correttezza dei mercati e delle imprese. Nel fare una serie di distinguo, ad esempio che dominio non vuol dire necessariamente monopolio e che dunque quando si parla di norme e sanzioni antitrust bisogna saper leggere attentamente i dati, Gambino ha sottolineato che soltanto produzioni legislative, ma anche scelte sanzionatorie, non avranno la credibilità e la forza propedeutiche al conseguimento del risultato sperato se non saranno armate di una forte componente etica. E se questo discorso è valido in materia di antitrust lo è ancor di più in materia di tutela del diritto d’autore, una fattispecie che riguarda centinaia di migliaia di piccole e medie imprese e milioni di autori.
L’approccio etico di Gambino ha trovato, come detto, vasti consensi tanto sia tra i Popolari che tra i Socialisti democratici. Del resto, come hanno ricordato Paolo Messa, il fondatore di Formiche, e Lorenzo Cesa, membro della Commissione esteri del Parlamento Europeo, il necessario primato della politica anche in sulle tematiche relative alla rete non può prescindere da valutazioni etiche, le sole che hanno la forza di superare contrapposizioni economiche o talvolta ideologiche.
Il convegno organizzato dal Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici, sempre nella sede del Parlamento europeo, che tra gli altri vedeva presenti l’eurodeputato Enrico Gasbarra, il presidente dell’Associazione ChineEU, Luigi Gambardella, Lionel Bently condirettore del CIPIL (Centre for Intellectual Property and Information Law) dell’Università di Cambridge e l’imprenditore seriale Tiffany Norwood, era centrato sulle start-up di successo e la cooperazione tra Cina ed Europa. Quindi un terreno più attento alle tematiche imprenditoriali e alla cooperazione che non alle questioni strettamente giuridiche. Anche in questo caso, soprattutto parlando di tutela dei diritti di autore e più in generale delle proprietà intellettuali nella rete, Gambino ha usato la chiave dell’etica e della lealtà per sostenere che nessun sviluppo economico del web può prescindere da una forte tutela giuridica di quei diritti che sono alla base delle proprietà intellettuali di cui tipicamente vive internet.
Le posizioni di Gambino trovano radici nella sua formazione personale e nella stessa IAIC, un’associazione scientifica senza fini di lucro, nata dalla volontà di una alcune tra le più importanti università italiane, come luogo di studio e di confronto di respiro internazionale. IAIC è cioè un pensatoio di altissimo profilo dove le istituzioni, gli accademici e la stessa società civile si uniscono per contribuire alla lettura giuridica degli scenari del mercato delle comunicazioni, delle tecnologie digitali e del web al fine di suggerire assetti regolatori equilibrati e rispettosi delle necessità e dei diritti dei cittadini.
Nata grazie ad un contributo dei famosi Prin (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale), IAIC è oggi in vita grazie esclusivamente al sostegno dei privati. Anzi è diventato un esempio virtuoso dell’associazionismo visto che oltre a mantenersi ogni anno distribuisce tra gli associati i fondi in eccedenza. Ma il vero risultato del lavoro di IAIC è proprio quello arrivato a Bruxelles tramite il professor Gambino: un contributo scientifico di alto profilo utile per affrontare un tema che cambia e sempre di più cambierà la vita dei cittadini europei.

