Il SII è una banca dati gestita da Acquirente Unico, una società partecipata al 100% dal Ministero delle Finanze. Quest’azienda dello Stato nasce per comprare l’energia per conto di quegli operatori che riforniscono i cosiddetti clienti domestici. Per semplificare: i consumatori che non sono identificabili con le imprese e in vita loro non hanno mai cambiato fornitore di energia. La principale funzione del SII è permettere il passaggio dal proprio fornitore attuale di energia a uno nuovo, in tempi certi, e garantire il successo dell’operazione. In questa circostanza, il nuovo fornitore ha necessità, per poi emettere la bolletta, di conoscere chi è il suo cliente, dove abita e quanto consuma.
Queste informazioni sono in possesso del distributore di energia. Cioè quel soggetto che gestisce la rete di distribuzione. Una sorta di autostrada dove l’energia elettrica viaggia a una tensione più bassa rispetto a quella a cui è prodotta alla fonte: sia essa una pala eolica o un impianto di generazione a gas o carbone. Quando il distributore fa parte di un gruppo societario che, tramite altra sua società controllata, svolge anche l’attività di vendita di energia, il primo potrebbe non trasmettere al nuovo venditore entrante, nei tempi certi e/o con correttezza, i dati sul cliente, rifornito dalla sua società di vendita collegata, che ha deciso di cambiare fornitore.
Attraverso il SII, Acquirente Unico opera come una sorta di arbitro tra distributore e nuovo fornitore garantendo la standardizzazione, la tempestività e la terzietà dei dati di consumo forniti dal primo al secondo. Un ruolo fondamentale per la tutela del consumatore.Ma è a questo punto che arriva il problema. La Legge di Bilancio per il 2018, che approva le spese pubbliche e prospetta le entrate previste per lo Stato nell’anno a venire, prevede che il SII possa essere utilizzato da parte dell’Istat, il nostro Istituto Nazionale di Statistica, ai fini del cosiddetto Censimento Permanente. E fin qui nulla di male. Quest’ultimo si propone di classificare i cittadini rispetto alla probabilità che essi siano effettivamente localizzati in un determino territorio con la finalità, tra le altre, di migliorare l’accuratezza delle anagrafi dei Comuni.
L’utilizzo di questi dati da parte di Istat potrebbe avvenire attraverso il cosiddetto SISTAN, il Sistema Statistico Nazionale. Il SISTAN è una rete degli uffici di statistica di organismi pubblici e privati che fornisce al Paese e agli organismi internazionali l’informazione statistica ufficiale. I soggetti che possono essere accreditati al SISTAN, e quindi avere accesso ai nostri dati, sono svariati. Tra questi: gli uffici di statistica delle amministrazioni dello Stato e di altri enti pubblici, degli Uffici territoriali del Governo, delle Regioni, Province e Comuni, delle Camere di commercio, singoli o associati, e gli uffici di statistica di altre istituzioni pubbliche e private che svolgono funzioni di interesse pubblico.
I dati contenuti nel SISTAN possono essere condivisi tra i vari soggetti a questo accreditati. Oltre che essere forniti ai soggetti terzi che ne facciano domanda per fini di ricerca. Insomma una volta che i nostri dati entrano nel SISTAN la riservatezza dei nostri dati di fatto non può più essere garantita. Se, tanto per fare un esempio, i Comuni avessero accesso alle informazioni del SII lo potrebbero avere, conseguentemente, anche le società da questi partecipate che, nel caso della vendita di energia, potrebbero quindi venire a conoscenza di come i consumi dei cittadini si distribuiscono nell’arco della giornata. Per intenderci, se i Signori Rossi, per esempio, sono soliti farsi la doccia alle 8 o alle 7 del mattino. Con il conseguente pericolo che, in quella ora, potrebbero trovarsi a pagare l’energia al prezzo più alto che sono disposti a pagare. Difficilmente, infatti, rinunciamo a lavarci prima di uscire di casa.
Se poi questi dati fossero usati in modo integrato insieme ad altri archivi, come l’anagrafe tributaria o del catasto e relativa caratterizzazione geografica (questi alcuni degli archivi, oltre al SII, che la Legge di Bilancio decreta debbano essere messi a disposizione per permetterne un utilizzo integrato ai fini del Censimento Permanente), ecco che dei Signori Rossi i soggetti accreditati al SISTAN potrebbero avere il diritto di conoscere i dati patrimoniali, dove essi abitano, quanto spendono per le cure mediche e così via.
Data la funzione del censimento permanente, lo strumento sembra evocare il pericolo di un potenziale utilizzo un po’ fuori dal seminato. Con rischi di varia natura per il consumatore finale. Non a caso varie lobby sono attive per far si che tutto questo accada. C’è soltanto da augurarsi che all’ultimo minuto qualcuno riesca ad evitare quello che sembra l’ennesimo pastrocchio a danno dei cittadini

