Ripartire dai principi fondamentali, riprendere il lascito etico e culturale di Tommaso Moro. E’ questa la sfida che don Andrea Celli ha lanciato partendo da una parrocchia, la sua, intitolata proprio al filosofo e martire inglese, santo protettore di politici e avvocati, che si trova incastonata nel cuore di San Lorenzo, il quartiere di Roma che negli anni 70 fu patria e rifugio della sinistra extraparlamentare. Una sfida lanciata già anni fa, cioè ben prima che la politica di oggi mostrasse la propria incapacità di assolvere alla funzione per cui esiste, e che parte dal principio di chi pensa che, proprio quando molto se non tutto sembra perduto, è il momento di ricominciare. Il sogno, o meglio, l’obiettivo di don Andrea sin dall’inizio è stato di dare vita ad una pasqua politica intesa sia nell’accezione ebraica di “liberazione” che in quella cristiana di “rinascita”. Liberiamoci del vecchio, accantoniamo via quello che non ha funzionato fin ora e ripartiamo dai principi, dalle regole, dalla solidarietà. E lo strumento per favorire questa auspicata resurrezione non poteva che essere il più classico, cioè una vera e propria scuola di formazione sociale.  Nelle sobrie sale di questa antica parrocchia, negli anni don Andrea ha così raccolto un numero crescente di cittadini pescando innanzitutto nel quartiere e nella vicina università de La Sapienza. A tutti è stato subito chiarito che al di là della fede il tema di fondo era la gestione della cosa pubblica e l’impegno nei confronti degli altri. E con altrettanta chiarezza a tutti è stato chiesto di fare la propria parte. “Da ciascuno secondo le sue facoltà, a ciascuno secondo i suoi bisogni”, come ebbe a dire proprio Tommaso Moro. La cosa ha funzionato. Riunione dopo riunione si sono formati gruppi di studio e di lavoro che vanno dai ragazzi agli anziani. Ciascuno con un tema, con un obiettivo. Don Andrea è certamente il fattore di successo di questa impresa. E’colto, carismatico, affabile, pragmatico quel che serve per mandare avanti una parrocchia e una comunità organizzativamente ed anche economicamente impegnativa. Ma lui da solo, per quanto bravo e geniale che sia, non sarebbe stato sufficiente a produrre il successo che la sua scuola sta ottenendo. Il segreto in realtà anche in questo caso trova risposta in uno dei principi cardine delle leggi di mercato: c’è domanda. Si, è così: in epoche di populismi, menefreghismi e superficialità varie in realtà è ancora diffusa anzi crescente la voglia di tornare ad occuparsi di “res publica” o più semplicemente degli altri. Troppe le batoste, troppi i dispiaceri, altissimo in senso di essere costantemente vittime di inefficienze, di emarginazione, se non di soprusi. La voglia di politica c’è ma occorre saperla cogliere. Alle ultime elezioni Cinquestelle e Lega hanno dimostrato ancora una volta di saper intercettare parte di questa domanda, ma soprattutto di saper cavalcare la protesta, il desiderio di cambiamento per il cambiamento. I partiti tradizionali invece, a cominciare dal PD, non hanno saputo cogliere né l’uno né l’altro.  Don Andrea invece ha avuto l’intuizione giusta, cogliendo la parte più alta della domanda e partendo ben prima che si arrivasse allo stallo di questi giorni. “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.” Si esprimeva così Tommaso Moro parlando di cambiamenti e in queste sue parole ancora una volta si coglie quanto egli sottolineasse sempre la necessità di mantenere equilibrio, discernimento.   Mons. Celli, venendo da questa tradizione culturale, sa bene che la vera forza della sua scuola di formazione sta nell’esempio che va producendo. I seminari che si tengono ogni mercoledì sera nella Parrocchia di San Tommaso Moro nel corso degli anni sono cresciuti nella partecipazione ma anche nella qualità dei contenuti. Un crescendo figlio della consapevolezza di essere nel solco giusto. Il suo è insomma un modello dall’alto valore paradigmatico. La sfida più grande che oggi don Andrea è impegnato a giocare è forse proprio quella della condivisione. Tentare cioè di dare più voce, più visibilità alle sue iniziative per trasformare questo esperimento che ad oggi ha una dimensione romana in una strada che anche altri possano seguire. Ed essendo in casa di utopici questa non appare un’utopia.