Il neo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti, ha sul tavolo, come è normale che sia quando parte un nuovo governo, una serie di priorità. Tra le urgenze massime, figura la questione delle nomine dei vertici di diverse società pubbliche: si va dal Ragioniere generale dello Stato alla Cassa depositi e prestiti, da Sogei alla Rai, dalla Invimit a Telespazio, dalla Simest al Gestore dei servizi energetici (GSE), per finire con il Collegio dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Un pacchetto di 41 nomine la cui gestione necessita particolare accuratezza, perché sbagliarle significa poi pagare un alto prezzo politico. Giorgetti che conosce bene la camera dei bottoni e che sa anche dove stiano i giusti barattoli della marmellata è già al lavoro, circondato da una strettissima e fidata cerchia di consiglieri che naturalmente comprende una forte componente pentastellata, a cominciare da Stefano Buffagni e Laura Castelli, due professionisti rodati alla Casaleggio e molto apprezzati nel Movimento. La partita è più complessa del solito da interpretare proprio perché i decisori sono nuovi. Ma vediamo cosa può accadere nel piccolo mondo dell’energia. Tra i dossier sul tavolo, il rinnovo della figura apicale del GSE, la partecipata del Ministero delle Finanze che gestisce gli incentivi per la promozione della generazione rinnovabile e dell’efficienza energetica.

Il presidente e amministratore delegato in carica è Francesco Sperandini (foto), un bersaniano di lungo corso, poi renziano, e che già da mesi lavora per trovare sponde in campo grillino. L’uomo è noto per la sua elasticità relazionale. Nel Pd, area da dove proviene, tanto per fare un esempio è sempre riuscito a trovare un equilibrio che lo mantenesse a galla. Tuttavia sotto la sedia di Sperandini è esplosa una grana in tema di legalità non di poco conto. Una di quelle che considerato il piglio di Lega e Cinquestelle potrebbe appunto costargli la poltrona. I fatti: Sperandini con una decisione un po’ a sorpresa ha revocato la delega al responsabile prevenzione della corruzione e della trasparenza del GSE, Fabrizio Tomada. A quanto riveriscono alcune agenzie di stampa l’incarico sarebbe stato ritirato ad un mese dalla scadenza del mandato, a seguito della delibera Anac n. 110 del 7 febbraio 2018 che qualche mese prima aveva rilevato l’incompatibilità del cumulo di funzioni in capo allo stesso Sperandini: quella operativa di Direttore ad interim della Divisione che distribuisce gli incentivi, assieme a quella di indirizzo e controllo, rispettivamente, di Amministratore Delegato e Presidente.  Il Responsabile anti corruzione sembra stesse svolgendo delle verifiche ulteriori sulla delicata questione dei certificati bianchi per il risparmio energetico, temi su cui sono ancora in corso le indagini della Procura della repubblica di Torino e Lodi relative la truffa milionaria ai danni del GSE. In un momento così delicato la scelta di Sperandini di sostituire il responsabile dell’anticorruzione è apparsa alquanto inopportuna. E ancora di più è sembrata l’indicazione di sostituire il dimissionato Tomada con Cristina Sgubin, che è responsabile degli affari legali di NTV e pare persona fidata dello stesso Sperandini. Se l’attuale presidente e ad di GSE, che lo ricordiamo, gestisce circa 16 miliardi all’anno d’incentivi, riuscirà a gestire l’impatto reputazionale di questa grana allora la sua conferma non è da escludere. Se viceversa si opterà per il cambiamento non confermando Sperandini al vertice del GSE, i nomi che circolano e che sembrano aver fatto i giusti passi di avvicinamento verso il nuovo governo sono due: Stefano Besseghini e Stefano Saglia. Besseghini è Ad e presidente di RSE, società partecipata dal GSE e che si occupa di ricerca di sistema per il settore energetico, Saglia è l’ex Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Economico, con delega all’energia, nell’ultimo Governo Berlusconi. Il nome di Saglia, che tra l’altro circola anche come possibile candidato alla guida dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, il cui Collegio scadrà il 30 settembre prossimo, è forse il più accreditato a succedere a Sperandini. Nella ricerca di equilibri anche all’interno della vecchia coalizione di centrodestra, Matteo Salvini potrebbe dare un segnale a Silvio Berlusconi proprio facendo crescere Saglia. Tornando invece alle nomine che riguardano il collegio dell’Autorità di Regolazione, composto da quattro commissari e un presidente, al momento compaiono anche i nomi di Federico Testa, Presidente di ENEA, Massimo Beccarello, Professore dell’Università Bicocca e Responsabile Energia di Confindustria, e Raffaele Tiscar, Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio. In quota rosa, si fa il nome di Sara Romano, Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico. Una nomina, quest’ultima, che se avvenisse non sarebbe certo da manuale di indipendenza tra authority ed esecutivo.