di Corinna Pindaro
L’Italia è finita nel mirino della Corte Penale Internazionale per aver rimpatriato il comandante libico Almasri, ignorando una richiesta formale di collaborazione. Rischio deferimento all’ONU
Il governo italiano ha presentato una memoria difensiva alla Corte Penale Internazionale in merito al controverso caso del comandante libico Najeem Osema Almasri. Arrestato lo scorso 19 gennaio e rimpatriato appena due giorni dopo con un volo di Stato diretto a Tripoli, Almasri è al centro di un’accusa formale da parte del procuratore dell’Aia, Karim Khan.
Scadenze rinviate e memoria presentata all’ultimo
Inizialmente prevista per il 17 marzo, la scadenza per la presentazione della memoria italiana è stata prorogata due volte su richiesta dell’esecutivo, prima al 22 aprile e infine al 6 maggio. Il ritardo ha alimentato ulteriormente le tensioni con la Corte, che da tempo chiedeva chiarimenti sul mancato rispetto della procedura di cooperazione internazionale.
Il rimpatrio che accende lo scontro
Secondo l’accusa, l’Italia avrebbe eluso in modo consapevole l’obbligo di collaborare con la Corte penale internazionale, agevolando la liberazione di Almasri, sospettato di gravi crimini di guerra. Tra le accuse mosse contro di lui compaiono stupri, torture e omicidi compiuti all’interno di centri di detenzione libici. Il rimpatrio, avvenuto senza dare seguito alla richiesta di estradizione, è stato considerato una grave violazione delle norme internazionali.
Possibile deferimento all’ONU
Il procuratore Khan ha invocato l’articolo 87, comma 7, dello Statuto di Roma, secondo cui uno Stato che ostacola l’attività della Corte può essere deferito all’Assemblea degli Stati parte o, nei casi più gravi, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La scelta italiana avrebbe, secondo la Corte, compromesso la sicurezza di vittime e testimoni, creando un pericoloso precedente.
Rischi diplomatici e reputazione internazionale
Il caso potrebbe avere ripercussioni sul piano diplomatico, mettendo a dura prova la credibilità dell’Italia nella cooperazione giudiziaria internazionale. La strategia difensiva presentata alla Corte sarà determinante per chiarire le motivazioni alla base delle scelte dell’esecutivo e tentare di evitare il deferimento formale davanti all’ONU.
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