di Emilia Morelli
Crisi politica nei Paesi Bassi: il governo Schoof si dimette dopo il ritiro di Geert Wilders. Le nuove elezioni si terranno il 29 ottobre 2025. Ecco cosa succede ora
I Paesi Bassi torneranno alle urne il prossimo 29 ottobre 2025. È quanto annunciato dalla ministra dell’Interno Judith Uitermark, a seguito della caduta del governo guidato da Dick Schoof. La crisi è esplosa dopo il ritiro dal governo del Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders, leader populista di estrema destra, che ha causato lo scioglimento dell’esecutivo a causa di un acceso scontro interno sull’immigrazione.
L’instabilità proseguirà dunque per almeno altri cinque mesi, un tempo che potrebbe rivelarsi decisivo per le strategie elettorali dei partiti, in particolare per Wilders, che punta a recuperare consensi e consolidare alleanze.
Le cause della crisi: scontro sull’immigrazione e piani estremi
Alla base della rottura della coalizione vi è il contrasto sulle politiche migratorie. Wilders ha motivato l’uscita del suo partito dall’esecutivo accusando gli altri membri della maggioranza di non sostenere misure abbastanza severe in materia di asilo. Il suo programma includeva proposte drastiche, come la chiusura dei centri per rifugiati, il respingimento sistematico dei richiedenti asilo ai confini, la sospensione degli obblighi europei in materia di accoglienza e addirittura il rimpatrio forzato dei cittadini siriani. Un piano giudicato inapplicabile e incostituzionale dagli esperti, che ha innescato il tracollo del governo.
Wilders in calo nei sondaggi, ma il tempo può giocare a suo favore
Un eventuale voto anticipato avrebbe penalizzato il PVV, che dai picchi del 33% di un anno fa è sceso attualmente intorno al 20%. È comunque ancora in vantaggio, seppur di poco, sulla coalizione rosso-verde guidata da Frans Timmermans e sul partito liberale VVD. La finestra temporale aperta fino all’autunno potrebbe però consentire a Wilders di riorganizzare la propria strategia e tentare un ritorno sulla scena da protagonista, proprio come avvenuto alle sorprese elettorali del novembre 2023.
Fratture tra alleati: Wilders sempre più isolato
La rottura con Wilders ha lasciato il segno anche tra i suoi ex alleati. Il VVD, erede politico dell’ex premier Mark Rutte, e i centristi dell’NSC hanno espresso forti riserve sul comportamento del leader populista, accusato di egocentrismo anche dai contadini del partito BBB, a lui vicini. Già nei mesi precedenti alla formazione del governo, i partiti avevano espresso contrarietà alla sua nomina a capo dell’esecutivo, preferendogli il tecnico Dick Schoof, ex capo dell’intelligence.
I liberali divisi sul futuro: nuove alleanze o ritorno al centro?
Nel partito liberale VVD il clima è teso. La leader Dilan Yesilgöz non ha escluso pubblicamente un futuro accordo con Wilders, ma le critiche interne si moltiplicano. Mauk Bresser, leader dei giovani liberali, ha chiesto una netta presa di distanza dal PVV, sollecitando un ritorno all’agenda politica classica su economia, clima e sicurezza. L’ex leader Ed Nijpels ha definito l’alleanza con l’estrema destra “un errore storico”, mentre altri esponenti del VVD g
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