di Carlo Longo

Altri 14 civili uccisi nei bombardamenti israeliani su Gaza. Hamas in ritirata, cresce il caos interno. Intanto Meloni e Trump spingono per il cessate il fuoco, ma la tregua appare ancora lontana

gazaNella mattina di lunedì 7 luglio, nuovi attacchi aerei israeliani hanno colpito più aree della Striscia di Gaza, provocando la morte di almeno 14 persone. Le operazioni militari, secondo quanto riferito da fonti ospedaliere locali riportate dall’agenzia palestinese Wafa, si sono concentrate in diverse zone strategiche ancora presidiate da miliziani o da civili sfollati. L’offensiva prosegue mentre i negoziati indiretti tra Hamas e Israele, conclusisi senza risultati a Doha la sera del 6 luglio, non hanno prodotto spiragli di pace. Nonostante le rassicurazioni del presidente USA Donald Trump, che ha parlato di una possibile tregua entro la settimana, la situazione sul campo continua a peggiorare.

Hamas cede il controllo: sicurezza interna al collasso

Domenica 6 luglio, un alto dirigente della sicurezza interna di Hamas ha rilasciato una dichiarazione alla BBC che evidenzia un grave deterioramento dell’ordine interno nella Striscia. Secondo quanto riferito, il gruppo armato palestinese avrebbe ormai perso circa l’80% del controllo sul territorio. Il vuoto di potere lasciato da Hamas sarebbe stato colmato da clan armati locali, segnando la fine di un’era e il crollo dell’apparato di sicurezza. «Non c’è più alcuna struttura di comando. Il 95% della leadership è stata eliminata», ha dichiarato l’ufficiale, tracciando un quadro drammatico della situazione attuale.

«Abbiamo tentato di ricostruire durante la tregua di 57 giorni», ha aggiunto, riferendosi alla breve pausa bellica di inizio anno. Ma la ripresa delle ostilità a marzo ha rapidamente smantellato ogni tentativo di riorganizzazione. Oggi, afferma, «la sicurezza a Gaza è inesistente, completamente distrutta».

Testimonianze choc: “Ordine di fuoco contro chiunque”

Nelle ultime ore è emersa una testimonianza anonima di un riservista israeliano della 252ª Divisione, intervistato da Sky News. Il militare, che ha partecipato a tre missioni nella Striscia, ha rivelato che alla sua unità venivano spesso impartiti ordini di aprire il fuoco su chiunque si trovasse nelle cosiddette “no-go zone”, senza distinzione tra civili e combattenti.

«Le istruzioni erano chiare: se qualcuno entra nell’area, va ucciso. Punto», ha spiegato. Secondo la sua testimonianza, i criteri per determinare chi fosse considerato una minaccia cambiavano da comandante a comandante, con il rischio concreto di uccisioni arbitrarie. Le dichiarazioni alimentano le preoccupazioni sulle violazioni dei diritti umani durante l’operazione militare in corso.

L’Italia chiede una tregua: l’appello di Giorgia Meloni

Anche il governo italiano, tramite il premier Giorgia Meloni, è tornato a sollecitare un cessate il fuoco immediato. Già sabato, dopo i raid che avevano causato 19 vittime, la presidente del Consiglio aveva intensificato i contatti con leader internazionali. Secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, Meloni ha ribadito l’urgenza di fermare i combattimenti per permettere l’evacuazione dei civili, il rilascio degli ostaggi e il ripristino dell’accesso umanitario alla popolazione.

Un appello che, almeno per ora, non ha trovato risposte concrete da parte del governo israeliano né da Hamas, mentre la diplomazia internazionale resta in stallo.

Trump e Netanyahu si incontrano: nuovi scenari in vista?

Nel frattempo, è atteso per oggi un incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Sul tavolo, il tentativo di rilanciare un percorso verso la tregua. Tuttavia, dopo il fallimento dei colloqui indiretti a Doha, le speranze di un’immediata de-escalation appaiono sempre più fragili.

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