di Martina Esposito

Il riconoscimento premia il suo impegno costante contro il regime di Nicolás Maduro e la sua lotta per il ritorno alla democrazia nel Paese sudamericano

Il Premio Nobel per la Pace 2025 è stato conferito a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e simbolo della resistenza civile al regime di Nicolás Maduro. La decisione, annunciata oggi dal Comitato Nobel norvegese, riconosce «anni di battaglie per la libertà e la dignità del popolo venezuelano», come si legge nella motivazione ufficiale. Il Nobel per la Pace, l’unico dei premi assegnato da un’istituzione norvegese e non svedese, prevede una medaglia d’oro, un diploma e un assegno da 11 milioni di corone svedesi, pari a circa un milione di euro.

Chi è Maria Corina Machado

Ingegnera di formazione, ex deputata dell’Assemblea Nazionale e fondatrice del partito liberale Vente Venezuela, Machado è diventata negli ultimi anni il volto più riconoscibile dell’opposizione a Caracas. In una lunga intervista rilasciata nel novembre 2024 al settimanale Sette, aveva raccontato le difficoltà personali affrontate durante la sua attività politica: dal divieto di espatrio alle limitazioni nei movimenti interni, fino al sequestro dei mezzi con cui viaggiava. «Hanno chiuso hotel, multato ristoranti, bloccato strade. Era diventata una caccia feroce», aveva detto. Ma aveva anche ribadito la sua determinazione: «Voglio che la gente smetta di fuggire. Desidero che ritorni a ricostruire il Venezuela».

La scelta di premiare Machado arriva in un anno segnato da candidature di alto profilo, tra cui quella dell’ex presidente americano Donald Trump, sostenuta da una visibile campagna mediatica. Il Comitato ha ribadito però che le decisioni vengono prese «nel nome del coraggio e dell’integrità», e nel rispetto della volontà originaria di Alfred Nobel, senza farsi influenzare da pressioni esterne.

I precedenti

Negli ultimi anni il riconoscimento è andato a figure e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace. Nel 2024 fu premiata l’organizzazione giapponese Nihon Hidankyo, fondata dai sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. L’anno prima, nel 2023, il premio fu assegnato all’attivista iraniana Narges Mohammadi, per la sua lotta contro la repressione delle donne in Iran.

Tra i vincitori storici figurano inoltre due organizzazioni premiate più di una volta: il Comitato Internazionale della Croce Rossa, insignito nel 1917, 1944 e 1963, e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), premiato nel 1954 e nel 1981.

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