di Carlo Longo
Donald Trump chiede scuse, rimozione di un servizio e un maxi risarcimento alla BBC. L’emittente britannica respinge l’ultimatum e valuta lo scontro legale
Il conto alla rovescia imposto da Donald Trump alla BBC scade alle 22 di venerdì 14 novembre. L’ex presidente degli Stati Uniti pretende che l’emittente pubblica britannica si scusi pubblicamente, rimuova un servizio con un montaggio giudicato fuorviante e versi un risarcimento economico sostanzioso. In caso contrario, Trump ha annunciato di voler intentare una causa miliardaria contro la rete.
Tuttavia, la BBC non sembra intenzionata a cedere alle richieste. Fonti interne indicano che i legali dell’emittente ritengono le pretese di Trump infondate e prive di base giuridica.
L’errore nel servizio contestato
Il caso ruota intorno a un montaggio di un discorso pronunciato da Trump il 6 gennaio 2021, poco prima dell’assalto al Campidoglio. Nel servizio, sarebbe stata tagliata la frase in cui l’allora presidente invitava i suoi sostenitori a “manifestare pacificamente”. Secondo i rappresentanti legali di Trump, la modifica avrebbe alterato il significato del messaggio, danneggiandone l’immagine pubblica.
La BBC, invece, sostiene che si sia trattato di un errore tecnico privo di intenzioni diffamatorie, probabilmente dovuto a un montaggio impreciso e non a una manipolazione deliberata.
La linea difensiva della BBC
I legali dell’emittente di stato avrebbero consigliato al consiglio direttivo di non assecondare l’ultimatum di Trump, considerato un possibile bluff. “Il rischio legale appare minimo”, avrebbero osservato, suggerendo di prepararsi a un eventuale contenzioso giudiziario.
La maggior parte del pubblico britannico sembra condividere questa posizione. Molti ascoltatori hanno manifestato sostegno alla BBC, rifiutando l’idea di “pagare” Trump. Simon, un cittadino di Truro, ha dichiarato in diretta su BBC Radio 5 Live: “Se la BBC dà anche solo un penny a Trump, smetterò di pagare il canone, e credo che molti faranno lo stesso”.
Anche esperti legali statunitensi, come George Freeman del Media Law Resource Center di New York, giudicano la richiesta di Trump “senza fondamento”.
Il sostegno del governo britannico
Da Downing Street arriva una posizione chiara ma diplomatica. Il portavoce del primo ministro Sir Keir Starmer ha confermato il pieno sostegno del governo all’indipendenza della BBC, pur evitando attacchi diretti all’ex presidente americano:
“La strategia legale spetta all’emittente. Il governo sostiene l’autonomia e l’integrità del servizio pubblico radiotelevisivo britannico.”
Crisi interna e dimissioni ai vertici
La vicenda arriva in un momento delicato per la BBC. Il direttore generale Tim Davie, dimessosi insieme alla responsabile news Deborah Turness, ha salutato la redazione con un discorso carico di emozione:
“Resto orgoglioso della BBC. È un momento difficile, ma dobbiamo continuare a difendere il nostro giornalismo. Supereremo anche questa prova.”
L’episodio, che intreccia politica, media e diritto internazionale, potrebbe trasformarsi in un nuovo capitolo dello scontro tra Donald Trump e la stampa occidentale, da sempre nel mirino dell’ex presidente.
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