di Ennio Bassi
Ex ministra e figura di continuità con il presidente uscente Rodrigo Chaves, guiderà il paese in una fase segnata dall’emergenza sicurezza, dalle tensioni sociali e da un delicato equilibrio politico in parlamento
Laura Fernández è stata eletta nuova presidente del Costa Rica al termine delle elezioni svoltesi domenica, conquistando una vittoria che le consente di evitare il secondo turno. A 39 anni, esponente del Partito del Popolo Sovrano, formazione di destra attualmente al governo, Fernández raccoglie l’eredità politica del presidente uscente Rodrigo Chaves, con cui ha collaborato a lungo ricoprendo più incarichi ministeriali.
Secondo i dati diffusi dal Tribunale Supremo Elettorale, con circa l’88 per cento delle schede scrutinato, Fernández ha ottenuto poco più del 48 per cento dei voti. Il suo principale sfidante, il socialdemocratico Álvaro Ramos, si è fermato intorno al 33 per cento, superando nettamente le previsioni dei sondaggi ma senza riuscire a colmare il distacco. Ramos ha riconosciuto rapidamente la sconfitta, congratulandosi con la vincitrice e assicurando un sostegno responsabile alle iniziative che riterrà nell’interesse del paese. La presenza di venti candidati dell’opposizione ha contribuito, secondo i primi commenti, a frammentare il voto e a favorire la candidata sostenuta dal governo.
Nella stessa giornata si è votato anche per il rinnovo dei 57 seggi del parlamento unicamerale. I risultati definitivi non sono ancora stati ufficializzati, ma il partito di Fernández è indicato come primo, senza la certezza di poter governare da solo. I seggi sono rimasti aperti per dodici ore e hanno votato circa 3,7 milioni di elettori. Il Tribunale Supremo Elettorale ha descritto la consultazione come ordinata e pacifica, segnalando una partecipazione elevata, in attesa dei dati conclusivi sull’affluenza.
La campagna elettorale è stata dominata dal tema della sicurezza. Il Costa Rica, a lungo considerato uno dei paesi più sicuri dell’America Latina, sta vivendo un aumento significativo della violenza e degli omicidi, con livelli che si avvicinano a quelli di stati storicamente colpiti dalla criminalità organizzata come Brasile e Messico. Un cambiamento profondo per un paese che, dopo la guerra civile del 1948, ha abolito le forze armate e costruito la propria stabilità investendo in istruzione, welfare e prevenzione sociale.
Negli ultimi anni il ruolo del Costa Rica nelle rotte del narcotraffico è però mutato: da semplice territorio di passaggio è diventato un nodo logistico strategico per i cartelli diretti verso Europa e Stati Uniti. Questo ha favorito il radicamento di organizzazioni criminali e la nascita di bande locali, con un conseguente aumento della violenza. Il governo di Rodrigo Chaves non è riuscito a invertire in modo deciso questa tendenza, ma ha mantenuto un alto consenso, chiudendo il mandato con un gradimento intorno al 59 per cento, anche grazie a una comunicazione fortemente incentrata sulla sicurezza. La Costituzione, tuttavia, gli ha impedito di ricandidarsi.
Fernández ha più volte indicato come possibile riferimento il modello adottato in El Salvador dal presidente Nayib Bukele, che ha imposto uno stato di emergenza permanente per combattere le gang, con arresti di massa e forti limitazioni dei diritti civili. La nuova presidente ha parlato della possibilità di introdurre misure straordinarie e di sospendere temporaneamente alcune garanzie costituzionali nelle aree più colpite dal narcotraffico. Bukele è stato tra i primi leader a congratularsi pubblicamente con lei dopo la vittoria.
Oltre alla sicurezza, Fernández dovrà affrontare almeno altre due sfide cruciali. Da un lato, la necessità di portare avanti riforme dello Stato e politiche di austerità fiscale in un contesto di crescente malcontento sociale; dall’altro, la gestione del rapporto con l’ex presidente Chaves, figura ancora molto influente e centrale nel panorama politico.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Costa Rica, Laura Fernández vince le elezioni presidenziali proviene da Associated Medias.

