di Emilia Morelli
L’escalation in Iran avvicina l’Europa al conflitto: Francia, Regno Unito e Germania valutano un ruolo difensivo su richiesta degli USA. Rischi per Cipro, missione Ue Aspides e nuovi equilibri geopolitici
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran non resta confinata al Golfo Persico. Le ripercussioni strategiche si estendono ormai fino al continente europeo, dove il coinvolgimento di alcuni Stati appare sempre meno teorico. Non si tratta, almeno per ora, di una posizione unitaria dell’Unione Europea, ma di scelte che riguardano singole capitali.
Da Washington sarebbe arrivata una richiesta mirata a Francia e Regno Unito, poi estesa alla Germania: contribuire alla difesa dei Paesi alleati del Golfo e della Giordania, alleggerendo il carico operativo delle forze statunitensi. Un ruolo formalmente “difensivo”, non offensivo nei confronti di Teheran, ma che segnerebbe comunque un passo concreto dentro il perimetro del conflitto.
Londra, Parigi e Berlino tra prudenza e responsabilità strategica
Il Regno Unito, inizialmente restio a partecipare ai raid contro i Pasdaran, ha successivamente autorizzato l’utilizzo delle proprie basi militari da parte degli Stati Uniti. Il premier Keir Starmer ha definito la risposta iraniana una minaccia diretta agli interessi e agli alleati britannici.
Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha evocato il rischio di una “conflagrazione ai nostri confini”, lasciando intendere che Parigi non esclude scenari di coinvolgimento. Berlino, dal canto suo, ha iniziato a sottolineare la necessità di tutelare i militari tedeschi già presenti nell’area.
Per queste tre capitali l’eventuale partecipazione avrebbe anche un valore politico: consolidare il rapporto con la Casa Bianca su basi più equilibrate, in un momento in cui la cooperazione transatlantica è centrale anche sul dossier ucraino.
Energia, Cina e nuovi equilibri nel Golfo
Dietro le scelte europee c’è anche un calcolo strategico più ampio. I Paesi del Golfo sono fornitori cruciali di energia e partner economici di primo piano. Lasciare un vuoto di sicurezza potrebbe favorire un maggiore avvicinamento di queste monarchie a Pechino.
Difendere l’area significherebbe dunque non solo sostenere alleati tradizionali, ma anche contenere l’espansione dell’influenza cinese in una regione chiave per le rotte energetiche globali.
Il caso Cipro e l’articolo 42.7 del Trattato Ue
Il rischio di un allargamento del conflitto coinvolge direttamente il territorio europeo. La decisione iraniana di indirizzare droni verso basi britanniche a Cipro apre uno scenario delicato. Durante una riunione straordinaria, la Commissione europea ha esaminato anche l’ipotesi che Nicosia possa invocare l’articolo 42, paragrafo 7, del Trattato sull’Unione Europea, la clausola di mutua assistenza militare.
Al momento Cipro non ha attivato la procedura, ma un’intensificazione degli attacchi potrebbe cambiare il quadro. L’isola non fa parte della Nato, e ciò la renderebbe dipendente dal meccanismo europeo di difesa collettiva. L’Alleanza Atlantica, infatti, si è tenuta formalmente fuori dal conflitto, pronta a intervenire solo in caso di minaccia diretta a uno Stato membro, come la Turchia.
L’Unione Europea tra incertezza politica e missioni sul campo
Mentre le capitali si muovono, le istituzioni europee faticano a esprimere una linea unitaria. La Commissione appare cauta, priva di una posizione definita sul livello di coinvolgimento. Tuttavia, l’Ue sta rafforzando la missione Operazione Aspides, nata per proteggere il traffico mercantile nelle acque del Golfo.
Il commercio marittimo è infatti uno dei fronti più vulnerabili dell’attuale crisi. Le tensioni mettono a rischio rotte strategiche per l’approvvigionamento energetico e per le catene di fornitura europee.
Un conflitto sempre più vicino ai confini europei
L’Europa si trova così davanti a una scelta complessa. Restare spettatrice significherebbe accettare un ruolo marginale in un’area cruciale per la propria sicurezza energetica e geopolitica. Intervenire, anche solo in funzione difensiva, comporta invece il rischio di essere trascinata più a fondo in una guerra dagli sviluppi imprevedibili.
L’equilibrio tra solidarietà transatlantica, autonomia strategica e tutela degli interessi economici sarà determinante nei prossimi giorni. La crisi in Iran, da teatro regionale, si sta trasformando in un banco di prova per il ruolo internazionale dell’Europa e per la sua capacità di agire come attore geopolitico unitario.
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