di Emilia Morelli
Mercedes-Benz apre alla possibilità di partecipare al riarmo tedesco. Cresce il ruolo dell’industria automobilistica europea nel settore della difesa
Mercedes-Benz guarda con interesse al comparto militare mentre la Germania accelera il rafforzamento delle proprie capacità difensive. A confermarlo è stato l’amministratore delegato Ola Kaellenius, che in un’intervista al Wall Street Journal ha spiegato come il contesto internazionale stia diventando sempre più instabile.
Secondo il manager, l’Europa è chiamata a rafforzare il proprio sistema di sicurezza e, in questo scenario, Mercedes sarebbe pronta a contribuire qualora potesse avere “un ruolo positivo” nel settore della difesa.
Le parole di Kaellenius arrivano in una fase delicata per il gruppo tedesco, alle prese con un forte rallentamento del mercato automobilistico e con una significativa riduzione di vendite e profitti.
Dall’automotive alla produzione militare
Il colosso tedesco non partirebbe da zero. Mercedes dispone già di una società controllata attiva nella produzione di mezzi militari, ma ora valuta un possibile ampliamento della propria presenza nel comparto.
Kaellenius ritiene che le competenze industriali sviluppate nell’automotive possano rappresentare un vantaggio strategico anche per la difesa. “Le aziende automobilistiche sanno costruire macchine di precisione in grandi volumi”, ha sottolineato il ceo, lasciando intendere che la capacità produttiva del gruppo potrebbe adattarsi anche alle esigenze militari.
Per il momento, la produzione di veicoli destinati alla difesa resterebbe limitata rispetto al core business dell’azienda, ma il manager non esclude sviluppi futuri.
Anche Volkswagen guarda alla difesa
La mossa di Mercedes si inserisce in un trend più ampio che coinvolge l’industria tedesca dell’auto. Anche Volkswagen starebbe valutando nuove opportunità nel settore militare.
Secondo indiscrezioni, il gruppo avrebbe avviato contatti con aziende israeliane per contribuire allo sviluppo del sistema di difesa Iron Dome. Un segnale che conferma come le grandi aziende europee stiano iniziando a diversificare la produzione puntando anche sulla sicurezza e sulla tecnologia militare.
Il caso KNDS e le tensioni con Berlino
Nel frattempo resta aperto il confronto tra il governo tedesco e KNDS, il gruppo franco-tedesco che produce i carri armati Leopard.
L’azienda, nata dalla fusione tra Krauss-Maffei Wegmann e Nexter, sta preparando la quotazione in Borsa con l’obiettivo di consolidare definitivamente le attività francesi e tedesche sotto una nuova holding comune.
A Berlino però continua il dibattito sul possibile ingresso dello Stato nel capitale del gruppo prima dell’Ipo. Secondo alcuni media tedeschi, l’esecutivo guidato da Friedrich Merz avrebbe chiesto di rinviare il collocamento sul mercato.
Una ricostruzione smentita dal ceo di KNDS Jean-Paul Alary, che ha assicurato che il progetto prosegue “secondo i piani”.
La Nato accelera sul riarmo europeo
L’aumento della produzione militare europea è ormai una priorità anche per la NATO. Nei prossimi giorni il segretario generale Mark Rutte incontrerà a Bruxelles i vertici delle principali aziende della difesa europee.
L’obiettivo è spingere gli Stati membri e l’industria privata a incrementare rapidamente investimenti e capacità produttive in vista del vertice Nato previsto a luglio ad Ankara.
La strategia punta a ridurre la dipendenza militare europea dagli Stati Uniti e risponde anche alle pressioni di Donald Trump, che da tempo chiede agli alleati europei un maggiore contributo economico alla sicurezza comune.
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