di Emilia Morelli
Gli Stati Uniti avviano il ritiro di parte delle forze militari dall’Europa. La decisione di Trump preoccupa la Nato e riapre il dibattito sulla difesa europea
Washington ha ufficializzato la riduzione delle proprie forze armate in Europa, confermando quanto circolava da settimane negli ambienti Nato. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha deciso di ritirare la brigata aggiuntiva inviata in Germany dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Il contingente americano nel continente tornerà così ai livelli del 2021, quando la guerra sul fronte orientale non era ancora esplosa e la sicurezza europea appariva molto meno fragile. Rimarranno operative tre brigate statunitensi, ciascuna composta da circa cinquemila soldati.
La strategia “America First” cambia la Nato
La decisione del Pentagono viene letta come un ulteriore segnale della linea “America First” portata avanti da Trump. L’annuncio, diffuso senza una conferenza ufficiale del segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha alimentato il malumore tra gli alleati europei.
Secondo fonti americane, la Casa Bianca ritiene che molti partner Nato abbiano ormai rafforzato le proprie capacità difensive e possano assumersi maggiori responsabilità nella sicurezza del continente. Proprio per questo sarebbe stato sospeso anche il rimpiazzo di una delle brigate destinate all’Europa orientale.
La scelta ha però irritato diversi governi europei, soprattutto perché Washington avrebbe preso le decisioni senza un reale confronto preventivo con gli alleati.
Il “D-Day al contrario” e il rischio di un disimpegno irreversibile
Negli ambienti militari europei cresce il timore che sia iniziato un progressivo e definitivo disimpegno americano dal continente. C’è chi parla apertamente di un “D-Day al contrario”, con il ritorno negli Stati Uniti di uomini e mezzi strategici schierati in Europa dalla fine della Guerra Fredda.
Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane ci sarebbe anche il possibile trasferimento negli Usa di squadroni dell’United States Air Force attualmente basati a Spangdahlem, in Germania, oltre a una riduzione della presenza navale americana nel porto spagnolo di Rota.
Anche la gestione di alcuni comandi Nato potrebbe cambiare rapidamente. Il comando di Naples, finora sotto supervisione americana, dovrebbe passare all’Italia entro il 2027.
Preoccupano i rinforzi Usa in caso di guerra
Il nodo più delicato riguarda però il possibile ridimensionamento dei rinforzi che gli Stati Uniti garantirebbero all’Europa in caso di conflitto.
Secondo indiscrezioni provenienti dal Pentagono, l’amministrazione Trump starebbe valutando una revisione del numero di soldati e mezzi americani pronti a intervenire sul continente in caso di crisi. Attualmente si stima che Washington possa mobilitare fino a 200 mila militari con armamenti pesanti in poche settimane.
Una riduzione di questo dispositivo rappresenterebbe un cambiamento enorme per la strategia di deterrenza Nato, soprattutto nei confronti della Russia.
Lo stop ai missili Tomahawk aumenta le tensioni
Ad aumentare le preoccupazioni europee contribuisce anche la sospensione del trasferimento in Germania dei missili cruise Tomahawk, programma approvato durante la presidenza Biden come deterrente contro Mosca.
Per Berlino si tratta di un problema strategico significativo, perché la Germania non dispone attualmente di sistemi equivalenti. La conseguenza, secondo diversi osservatori, sarebbe un indebolimento della capacità difensiva europea proprio mentre cresce l’instabilità internazionale.
Difesa europea, il conto può superare i 250 miliardi
Il progressivo arretramento americano costringerà inevitabilmente l’Europa ad aumentare investimenti e personale militare. Le stime circolate negli ultimi mesi parlano della necessità di arruolare circa 300 mila nuovi soldati e di sostenere spese aggiuntive per oltre 250 miliardi di euro.
Nel frattempo, all’interno della NATO continua il dibattito sull’aumento delle spese per la difesa fino al 5% del Pil, tema che divide diversi governi europei ma che resta centrale nelle richieste avanzate da Trump agli alleati.
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