di Aisha Harrison

Il Pakistan media un cessate il fuoco in sei punti, mentre Rubio frena e l’intelligence israeliana lancia l’allarme su un possibile attacco a sorpresa di Teheran e Trump valuta l’ipotesi di un’ultima grande operazione militare

 

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L’emittente televisiva sAl Arabiya ha svelato i dettagli contenuti nella “bozza finale” per un potenziale accordo immediato tra Stati Uniti e Iran, frutto della cruciale mediazione del Pakistan. Il documento, concepito come un’intesa provvisoria a cui non sembra esserci alternativa, è strutturato per garantire i principi cardine della stabilizzazione dell’area e definire i contorni di un negoziato sulle questioni irrisolte da avviare entro sette giorni. I punti chiave del testo prevedono: Fine delle operazioni militari e della guerra mediatica, con un cessate il fuoco immediato, totale e senza condizioni su tutti i fronti.Impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o del settore economico. Garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. Rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e del principio di non interferenza negli affari interni.Istituzione di un meccanismo congiunto per monitorare l’attuazione dell’intesa e risolvere le dispute.Revoca graduale delle sanzioni americane in cambio del rigido rispetto dei termini dell’accordo da parte di Teheran.

Se per alcune fonti della testata l’annuncio potrebbe essere imminente, l’emittente invita al cauto ottimismo. Fonti pakistane confermano infatti che ridurre il divario non è facile a causa delle elevate richieste di entrambe le parti: i contatti restano serrati sui dossier dell’uranio e di Hormuz, ma il vero punto critico rimane la gestione dell’uranio altamente arricchito, una questione strutturale che richiederà lunghi tempi di negoziazione.Sull’onda di queste indiscrezioni, il presidente statunitense Donald Trump ha cavalcato l’ottimismo durante un comizio a Suffern, dichiarando che la guerra “finirà presto” e che Teheran “muore dalla voglia” di stringere un accordo.

Dietro le dichiarazioni pubbliche, lo scenario reale appare decisamente più teso. Nelle stesse ore in cui le diplomazie cercavano una sintesi, Trump ha incontrato i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale. Secondo fonti citate dalla Cnn, al presidente sono state presentate diverse opzioni per riprendere la guerra. Ma il vertice si è concluso senza una decisione definitiva anche se Trump, secondo quanto riportato da Axios,  avrebbe  sollevato l’ipotesi di “un’ultima grande operazione militare” per poter dichiarare la vittoria e chiudere definitivamente la partita.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio, dal vertice Nato  in Svezia, ha ridimensionato i progressi definendoli “lievi” e ha ribadito la necessità di un “piano B” militare. Parallelamente, da Teheran, il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha gelato le aspettative: “La diplomazia ha bisogno di tempo. Le divergenze sono profonde e significative, non siamo vicini a una svolta”.Mentre si consumava il vertice a Washington, le delegazioni di Qatar e Pakistan arrivavano a Teheran nel tentativo disperato di finalizzare l’accordo e fermare i piani bellici prima che la finestra temporale si chiuda.

Il ministro degli Interni pakistano Mohsin Raza Naqvi e il capo di stato maggiore Asim Munir si sono spesi in colloqui diretti con il presidente iraniano Pezeshkian e il ministro degli Esteri Araghchi. Il raggio d’azione si estende anche a Pechino, dove il premier pakistano Shehbaz Sharif ha cercato il supporto della Cina per far progredire il potenziale accordo sulla base di un piano in cinque punti elaborato ad aprile. Le fonti pakistane confermano di riporre grandi speranze nella spinta diplomatica cinese. Al contempo, i mediatori di Doha e le monarchie del Golfo si muovono compatti: un ritorno ai bombardamenti devasterebbe le economie locali e minerebbe la loro reputazione di hub commerciali protetti. L’ombra dell’intelligence: il sospetto di IsraeleA esasperare la situazione concorrono i severi allarmi lanciati da Tel Aviv. Fonti di intelligence citate dal Jerusalem Post sostengono che l’Iran stia usando il tavolo negoziale solo come uno schermo in malafede per guadagnare tempo. Il timore concreto di Israele è che Teheran stia orchestrando un attacco a sorpresa massiccio con missili e droni diretto contro lo Stato ebraico e le nazioni del Golfo, da lanciare prima che l’asse Usa-Israele dichiari ufficialmente fallita la via diplomatica, replicando la strategia dell’operazione Epic.

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L’articolo Al Arabiya svela l’esistenza di una bozza finale di intesa tra Iran e Usa. Riunione alla Casa Bianca dei consiglieri alla sicurezza proviene da Associated Medias.