di Lana Blanc

Il fondo creato presso la Banca Mondiale per sostenere il piano internazionale di ricostruzione di Gaza promosso da Donald Trump non avrebbe ancora ricevuto alcun finanziamento effettivo, malgrado le promesse miliardarie avanzate da Stati Uniti e partner internazionali

Il fondo istituito presso la Banca Mondiale per sostenere il Board of Peace voluto da Donald Trump per la gestione del dopoguerra a Gaza risulta ancora privo di risorse effettivamente depositate, nonostante impegni internazionali pari a circa 17 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita diverse fonti vicine al dossier, nessun trasferimento sarebbe stato registrato nel veicolo finanziario ufficiale.
Una fonte interpellata dal quotidiano britannico afferma che «non è stato versato nemmeno un dollaro» nel fondo della Banca Mondiale, sollevando dubbi non tanto sulla volontà politica dei donatori, quanto sulla reale canalizzazione delle somme promesse verso lo strumento multilaterale previsto.
Parte delle risorse annunciate sarebbe stata indirizzata verso circuiti alternativi, tra cui un conto presso JPMorgan, caratterizzato da minori obblighi di trasparenza rispetto al fondo ufficiale. Il Board of Peace sostiene invece che alcuni contributi siano già stati raccolti e utilizzati per attività preparatorie, ma senza una piena attivazione operativa. Tra i contributi citati figurano circa 20 milioni di dollari provenienti dal Marocco, destinati a supporto organizzativo e amministrativo, e 100 milioni promessi dagli Emirati Arabi Uniti per la formazione di una forza di polizia a Gaza, al momento però non ancora pienamente attivati. Anche gli Stati Uniti avrebbero annunciato circa 1,2 miliardi di dollari in riallocazioni di fondi, senza che tali risorse siano state effettivamente spese o gestite direttamente dal board.
Un piano ancora fermo tra sicurezza, logistica e assenza di operatività
Il progetto per Gaza, concepito come struttura internazionale per la ricostruzione e la gestione del post-conflitto, resta in una fase largamente iniziale. Secondo il Financial Times, nessun contratto operativo risulterebbe assegnato e il sistema non sarebbe ancora in grado di funzionare sul terreno. Le difficoltà principali riguardano la mancanza di condizioni di sicurezza nella Striscia, l’assenza di strumenti amministrativi adeguati e il mancato disarmo di Hamas, elementi che impediscono l’avvio concreto delle attività previste.
Il Board of Peace si configura quindi come una struttura ancora incompiuta, pensata per coordinare sicurezza, governance civile e ricostruzione, ma priva al momento di una piena traduzione operativa. Anche la gestione dei fondi appare frammentata tra impegni politici, canali paralleli e assenza di flussi verificati attraverso il circuito ufficiale della Banca Mondiale.
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