di Redazione

Trump ha dipinto un quadro di forte debolezza per l’Iran, descrivendo il regime come «con il fiato corto» e con un sistema economico ormai al collasso

Donald Trump gela le speranze di una rapida conclusione del conflitto con l’Iran, smentendo categoricamente le indiscrezioni su un’intesa imminente diffuse dai media di Teheran. «Pensavano di potermi prendere per stanchezza, dicendo: “Aspettiamo, tanto ha le elezioni di metà mandato”», ha ironizzato facendo riferimento al voto di novembre. «A me non importa delle elezioni di midterm. Guardate cosa è successo ieri sera nelle primarie in Texas, la gente capisce», ha aggiunto, forte della vittoria del candidato da lui sostenuto. Trump ha dipinto un quadro di forte debolezza per l’Iran, descrivendo il regime come «con il fiato corto» e con un sistema economico ormai al collasso, complice anche il parziale ripristino dell’accesso a Internet che mostra le fragilità interne del Paese. Nonostante le forti pressioni, la linea della Casa Bianca resta rigidissima: in un successivo colloquio telefonico con la Pbs, il presidente ha escluso in modo categorico qualsiasi allentamento delle sanzioni economiche in cambio della sola rinuncia al materiale nucleare.
La posizione americana si fa durissima anche sul piano geopolitico e della sicurezza marittima, in particolare per quanto riguarda la gestione delle rotte energetiche globali. «Gli stretti saranno aperti a tutti e non saranno controllati da nessuno. Saremo noi a vegliare su di essi», ha chiarito , rispondendo a una domanda sull’ipotesi di una gestione congiunta tra Teheran e il Sultanato dell’Oman per lo Stretto di Hormuz. Il presidente ha poi rivolto un avvertimento esplicito a Muscat: «Si comporterà come tutti gli altri, altrimenti saremo costretti a farli saltare in aria».
Sul fronte del disarmo, il presidente ha bocciato anche l’ipotesi di trasferire l’uranio arricchito iraniano in territori di paesi terzi come Russia o Cina: «No, non mi piacerebbe». L’obiettivo di lungo periodo resta invece l’allargamento del fronte diplomatico mediorientale: Trump ha infatti chiesto che Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti firmino immediatamente gli Accordi di Abramo, un dossier storico su cui sono già al lavoro gli emissari Jared Kushner e Steve Witkoff. Poche ore prima delle dichiarazioni di Trump, la televisione di Stato iraniana aveva diffuso la bozza di un presunto memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. Secondo il testo preparato da Teheran, Washington avrebbe dovuto alleggerire il blocco navale e ritirare parte delle proprie truppe dall’area. In cambio, l’Iran avrebbe garantito il ripristino del traffico commerciale nei golfi di Oman e Persico ai livelli pre-conflitto, mantenendo però il controllo strategico di Hormuz insieme all’Oman ed escludendo le navi militari statunitensi. Una proposta che la Casa Bianca ha rispedito al mittente, definendola priva di qualsiasi fondamento.
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