di Velia Iacovino

Dal 9 al 18 giugno il foyer dell’Aula Magna di Lettere dell’Università Roma Tre ospita la mostra a cura di Luca Lottini dedicata ai tre colori-non colori della tradizione visiva occidentale
Dal 9 al 18 giugno il foyer dell’Aula Magna di Lettere dell’Università Roma Tre ospita “Nero, grigio, bianco”, mostra di arte digitale di Luigi Moccia, curata da Luca Lottini. Un percorso espositivo che si sviluppa attorno ai tre colori-non colori della tradizione visiva occidentale e che, proprio nella loro apparente essenzialità, diventano strumenti di esplorazione simbolica, percettiva e filosofica. L’opera di Moccia si colloca in quella zona di confine dove il digitale cessa di essere soltanto tecnica e si trasforma in gesto artistico autentico. Le immagini create al computer non vengono infatti percepite come fredde costruzioni algoritmiche, ma come superfici vive, attraversate da una tensione manuale e quasi artigianale. È lo stesso artista a sottolineare come il lavoro digitale nasca comunque dall’esperienza della mano e dello sguardo, in un rapporto continuo tra sensibilità umana e mezzo elettronico.
Le opere esposte sembrano emergere da un’oscurità originaria. Figure geometriche, linee, campiture e volumi si stagliano nello spazio come apparizioni essenziali, sospese tra presenza e dissolvenza. Il nero non è soltanto sfondo: è materia generativa, luogo della possibilità. Da esso affiorano il grigio e il bianco, in una dialettica luminosa che richiama tanto la riflessione estetica quanto una dimensione interiore e simbolica.
Nel testo curatoriale, Luca Lottini descrive le immagini di Moccia come “superfici o dermata psichiche”, capaci di evocare una vitalità spaziale e mentale. Le forme rarefatte diventano così segni di una ricerca che supera la pura rappresentazione per entrare nel territorio della percezione profonda. La luce non cancella il buio, ma convive con esso. Bianco e nero non si oppongono: si completano, si sostengono reciprocamente, creando un equilibrio dinamico.
È proprio questa coesistenza degli opposti a costituire uno degli elementi più affascinanti della mostra. Nelle composizioni di Moccia la relazione tra chiarore e oscurità diventa metafora della convivenza tra differenti dimensioni dell’esistenza: natura e cultura, reale e virtuale, casualità e intenzione creativa. L’artista utilizza il computer non come semplice strumento tecnico, ma come estensione della propria sensibilità, una sorta di “protesi creativa” capace di amplificare il gesto artistico.
La scelta cromatica ridotta all’essenziale accentua ulteriormente il valore meditativo delle opere. Il grigio assume la funzione di spazio intermedio, zona di transizione e di equilibrio tra estremi opposti. In questo senso “Nero, grigio, bianco” non è soltanto una mostra di arte digitale, ma anche una riflessione sulla contemporaneità e sul rapporto tra uomo e tecnologia.
L’esposizione, allestita nel foyer dell’Aula Magna di Lettere in via Ostiense 236, sarà inaugurata martedì 9 giugno alle ore 16. L’ingresso è libero.
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