di Corinna Pindaro

La Commissione europea apre alla possibilità di utilizzare i fondi di coesione contro il caro energia. Fitto propone una revisione dei programmi europei per sostenere famiglie e imprese

fondi coesioneLa Commissione europea prova a dare una prima risposta alle richieste avanzate dall’Italia sul fronte dell’emergenza energetica. Pur senza intervenire sulla questione più delicata, quella dello scorporo delle spese energetiche dai vincoli del Patto di Stabilità, Bruxelles ha deciso di offrire agli Stati membri nuovi margini di manovra attraverso una revisione dei fondi europei già disponibili.

L’iniziativa punta a consentire ai governi nazionali di destinare una parte delle risorse comunitarie a interventi per attenuare l’impatto dell’aumento dei costi energetici su famiglie e sistema produttivo, tema che continua a pesare sulla competitività delle imprese europee.

La proposta di Fitto per sostenere gli Stati membri

L’annuncio è arrivato dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, che ha inviato una comunicazione ufficiale agli Stati membri e alle autorità regionali illustrando le nuove possibilità di utilizzo dei fondi europei.

Secondo la proposta, i governi potranno modificare la programmazione di alcuni strumenti finanziari comunitari per includere misure legate all’emergenza energetica. Si tratta di una scelta che punta a rendere più flessibile l’impiego delle risorse già stanziate, accelerando il sostegno a cittadini e imprese senza attendere nuovi programmi di finanziamento.

Fitto ha sottolineato come l’Unione europea disponga già delle risorse necessarie per affrontare la situazione e che l’obiettivo sia ora quello di mobilitarle rapidamente per rispondere alle esigenze dei territori.

Quali fondi potranno essere utilizzati

La revisione proposta dalla Commissione riguarda tre dei principali strumenti della politica di coesione europea. In particolare, potranno essere riprogrammati il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta.

Attraverso queste risorse, gli Stati potranno finanziare iniziative destinate a ridurre l’impatto del caro energia, sostenere gli investimenti produttivi e accompagnare la transizione energetica in modo più equilibrato.

La misura interessa tutti i Paesi dell’Unione, ma assume un valore particolare per l’Italia, che da tempo chiede maggiore flessibilità europea per affrontare le difficoltà generate dall’aumento dei costi energetici.

Nessuna novità sul Patto di Stabilità

Resta invece ancora senza risposta una delle richieste considerate prioritarie dal governo italiano. Bruxelles non ha infatti aperto, almeno per il momento, alla possibilità di escludere dal calcolo dei vincoli di bilancio le spese sostenute dagli Stati per contrastare il caro energia.

Su questo fronte continua a prevalere la linea sostenuta dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dal commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, che finora hanno escluso modifiche alle regole fiscali europee.

Una posizione condivisa soprattutto dai Paesi del Nord Europa, tradizionalmente favorevoli a una rigorosa disciplina di bilancio.

Il ruolo di Fitto nel dialogo tra Roma e Bruxelles

L’iniziativa assume anche un significato politico. Da vicepresidente della Commissione europea, Fitto si trova oggi in una posizione diversa rispetto a quella ricoperta fino a pochi mesi fa come ministro del governo Meloni.

La sua proposta arriva infatti in una fase caratterizzata da tensioni tra Roma e Bruxelles, alimentate dalle recenti critiche della presidente del Consiglio all’Unione europea, definita un sistema eccessivamente burocratico e poco attento alle esigenze della crescita economica.

L’ex ministro italiano sembra voler favorire una fase di dialogo tra le istituzioni europee e il governo italiano, cercando di individuare soluzioni concrete su uno dei temi più sensibili per cittadini e imprese.

Un segnale politico in attesa di decisioni più ampie

L’apertura sui fondi di coesione non rappresenta la svolta richiesta dall’Italia sul fronte delle regole di bilancio, ma costituisce comunque un segnale di disponibilità da parte della Commissione europea.

La possibilità di utilizzare in modo più flessibile le risorse già disponibili potrebbe infatti consentire agli Stati membri di attivare nuovi strumenti di sostegno in tempi relativamente brevi.

Resta però aperto il confronto sulle misure strutturali necessarie per affrontare il nodo dell’energia in Europa, tema che continua a rappresentare una delle principali sfide economiche e politiche per l’Unione nei prossimi anni.

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