di Aisha Harrison

Dopo due ore di confronto con i vertici della sicurezza nazionale il presidente degli Stati Uniti non scioglie la riserva

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha concluso venerdì una riunione di circa due ore nella Situation Room della Casa Bianca dedicata all’esame di un possibile accordo con l’Iran, senza tuttavia annunciare alcuna decisione definitiva. Lo riferisce la CNN, che segue da ore gli sviluppi delle delicate trattative tra Washington e Teheran.Poco prima dell’incontro, Trump aveva dichiarato di essere pronto a una «determinazione finale» riguardo a un’intesa preliminare che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz alla normale navigazione commerciale e l’avvio di nuovi colloqui sul programma nucleare iraniano. Al termine della riunione, però, la Casa Bianca si è limitata a una breve dichiarazione, senza confermare né smentire il raggiungimento di un’intesa. «Il presidente Trump farà soltanto un accordo che sia positivo per l’America e che soddisfi le sue linee rosse. L’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare», ha dichiarato un funzionario dell’amministrazione.Secondo la CNN, tra i partecipanti all’incontro figuravano il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance, oltre ai principali responsabili della sicurezza nazionale.

Teheran frena

Nel frattempo, dall’Iran arrivano segnali di cautela. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha affermato che il memorandum tra i due Paesi non è ancora stato finalizzato. Rimane inoltre incerto se la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, abbia già approvato il documento. I contatti diplomatici tra Washington e Teheran proseguono, ma le parti sembrano ancora impegnate a definire i dettagli di un accordo che potrebbe rappresentare una svolta significativa nei rapporti bilaterali dopo anni di tensioni.

Hegseth: «Qualsiasi accordo sarà un buon accordo»

Intervenendo oggi  allo Shangri-La Dialogue di Singapore, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che «qualsiasi accordo sarà un buon accordo», sottolineando la pazienza mostrata dal presidente americano nel perseguire un’intesa che garantisca l’impossibilità per l’Iran di sviluppare armi nucleari. «Ho parlato con il presidente Trump questa mattina. Mi ha chiesto di ribadire quanto sia paziente nel garantire che, in questa iniziativa storica, qualsiasi accordo sia un buon accordo, un grande accordo», ha affermato Hegseth.Il capo del Pentagono ha però ribadito che, qualora Teheran non accettasse condizioni considerate adeguate da Washington, le forze armate statunitensi restano pienamente pronte a riprendere eventuali operazioni militari.

Lo Stretto di Hormuz al centro della crisi

Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più importanti per il commercio energetico mondiale. La guerra e le tensioni regionali hanno già provocato forti ripercussioni sui prezzi del carburante e dei fertilizzanti, con conseguenze particolarmente pesanti per le economie più vulnerabili. Nelle stesse ore, la nuova Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico (PGSA), incaricata di regolamentare il traffico navale nell’area, ha condannato le recenti sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro americano. L’organismo ha assicurato che continuerà le proprie attività «senza interruzioni», accusando Washington di voler esercitare il controllo sullo stretto attraverso strumenti economici dopo non esserci riuscita «con la guerra e la diplomazia».

Crescono le tensioni regionali

Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sui negoziati tra Stati Uniti e Iran, continua ad aggravarsi la situazione in Libano meridionale. Secondo l’UNICEF, nell’ultima settimana l’offensiva israeliana ha provocato in media undici vittime o feriti tra i bambini ogni giorno.Le operazioni militari israeliane, dirette contro Hezbollah, stanno inoltre interessando aree di grande valore storico e archeologico, comprese regioni legate alla tradizione biblica.Il presidente libanese Joseph Aoun ha sollecitato un cessate il fuoco durante una conversazione telefonica con il segretario di Stato Marco Rubio, sottolineando la necessità di garantire la stabilità del Paese. Da parte americana, Rubio ha attribuito a Hezbollah la responsabilità del protrarsi dei combattimenti, riaffermando il sostegno di Washington al governo libanese.

Per il momento, dunque, la decisione finale di Donald Trump sull’accordo con l’Iran resta sospesa. Le prossime ore potrebbero rivelarsi decisive per comprendere se la diplomazia riuscirà a prevalere su una delle crisi più delicate del Medio Oriente contemporaneo.

 

 

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