di Corinna Pindaro
Washington valuta un rilascio graduale dei 6 miliardi di dollari iraniani congelati in Qatar. Al centro dei negoziati nucleari anche la riapertura e la sicurezza dello Stretto di Hormuz
I colloqui tra Stati Uniti e Iran potrebbero entrare in una nuova fase grazie a una possibile
intesa sullo sblocco di parte delle risorse finanziarie iraniane congelate all’estero. Secondo indiscrezioni provenienti da ambienti dell’amministrazione americana, Washington starebbe valutando un meccanismo che consentirebbe a Teheran di accedere progressivamente ai fondi bloccati, subordinando però ogni rilascio al rispetto di specifici impegni.
L’ipotesi allo studio prevede che il denaro venga utilizzato esclusivamente per finalità umanitarie, attraverso l’acquisto di generi alimentari, medicinali e altre forniture essenziali.
La disponibilità delle somme verrebbe autorizzata solo dopo il raggiungimento di determinati obiettivi concordati tra le parti.
Lo sblocco dei 6 miliardi congelati in Qatar
La questione riguarda sei miliardi di dollari appartenenti all’Iran e originariamente detenuti in Corea del Sud. Le risorse erano state sbloccate nel 2023 dall’amministrazione guidata da Joe Biden nell’ambito di un accordo diplomatico che aveva portato a uno scambio di detenuti tra Washington e Teheran.
In seguito all’intesa, il denaro era stato trasferito su conti controllati in Qatar, con l’obiettivo di consentirne l’utilizzo per scopi umanitari.
Tuttavia, dopo gli attacchi di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e il successivo deterioramento della situazione in Medio Oriente, gli Stati Uniti decisero di sospendere nuovamente ogni possibilità di accesso a quei fondi.
Oggi quelle risorse tornano al centro del confronto diplomatico tra i due Paesi.
Hormuz al centro dell’accordo
Uno degli elementi più rilevanti dei negoziati riguarda lo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas.
Secondo le informazioni emerse, Washington vorrebbe legare l’utilizzo dei fondi congelati alla collaborazione iraniana nel garantire la piena sicurezza della navigazione commerciale nell’area.
Tra le richieste avanzate dagli Stati Uniti figurerebbero la riapertura completa del passaggio marittimo e la bonifica di eventuali mine o ostacoli che possano compromettere il traffico internazionale.
L’obiettivo americano è assicurare che la rotta resti aperta e accessibile senza restrizioni per tutte le navi commerciali.
Il Pentagono mantiene alta la pressione
Mentre proseguono i negoziati diplomatici, il Dipartimento della Difesa americano continua a mantenere una linea di forte pressione nei confronti dell’Iran.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha confermato che il dispositivo navale statunitense nell’area resta pienamente operativo e che Washington non intende ridurre il livello di vigilanza nel Golfo Persico.
Secondo il capo del Pentagono, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz rappresenta una priorità strategica non soltanto per gli Stati Uniti, ma per l’intera economia mondiale.
Le autorità americane ritengono infatti essenziale garantire che il passaggio marittimo resti aperto e privo di limitazioni che possano influire sui mercati energetici internazionali.
Nucleare iraniano, Washington non cambia posizione
Sul dossier nucleare, l’amministrazione statunitense continua a mantenere una posizione rigida. Hegseth ha dichiarato che gli obiettivi fissati da Washington non sono cambiati e che Teheran conosce perfettamente le condizioni richieste per arrivare a un’intesa definitiva.
Pur mostrando fiducia sulla possibilità di raggiungere un accordo, il segretario alla Difesa ha ribadito che tutte le opzioni restano sul tavolo qualora il negoziato dovesse fallire.
Le sue dichiarazioni confermano come la diplomazia e la pressione militare continuino a procedere parallelamente nella strategia americana verso la Repubblica islamica.
Una trattativa decisiva per gli equilibri regionali
L’eventuale accordo sui fondi congelati potrebbe rappresentare uno dei passaggi più significativi nel processo di riavvicinamento tra Stati Uniti e Iran dopo anni di tensioni.
La gestione dello Stretto di Hormuz, il programma nucleare iraniano e la stabilità del Medio Oriente restano infatti temi strettamente collegati. Un’intesa potrebbe contribuire a ridurre le tensioni nell’area e offrire nuove garanzie ai mercati energetici internazionali.
Al contrario, un fallimento dei negoziati rischierebbe di riaccendere le tensioni regionali e aumentare ulteriormente l’incertezza geopolitica in una delle aree più sensibili del pianeta.
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