Dal 25 aprile scorso il finanziere Vincent Bolloré ed alcuni dirigenti del suo gruppo sono sotto accusa per presunte tangenti pagate ad alti funzionari della Guinea Conakry e del Togo. Tangenti – sostiene l’accusa – pagate attraverso contributi di comunicazione erogati a prezzi bassi per avere in cambio la gestione dei più importanti hub portuali dei due paesi. Su questo presunto scandalo, che ha avuto grande impatto sui mercati francesi, ma anche in Italia ed in Africa, è intervenuto pubblicamente Soni Camara, l’ex direttore generale del porto autonomo di Conacry, che intervistato da Denise Epotè di TV5Monde in qualità di soggetto a conoscenza dei fatti ha riferito puntualmente dell’accaduto fornendo una ricostruzione alquanto differente rispetto a quelle fin qui emerse. Una ricostruzione che Camara ha realizzato anche per buongiornonews.it.
“In Guinea – ha detto Camara – il primo terminal per container è stato realizzato nel 1992. Dopo 15 abbiamo chiesto ad alcune istituzioni finanziarie internazionali come la Banca europea per gli investimenti, l’agenzia per lo sviluppo francese e all’istituto tedesco per la ricostruzione KFW di finanziare l’estensione di questo terminal container.”
“Negli anni successivi – ha spiegato Camara – facemmo tutto il lavoro preliminare. Ma le tre istituzioni finanziarie si tirarono indietro perché le condizioni generali del paese a loro dire non consentivano di procedere”.
Insomma la Guinea aveva fatto la sua parte per far rinascere il suo porto principale ma al momento di richiedere i finanziamenti per fare l’estensione delle banchine per un suo rilancio commerciale a livello internazionale tutti gli interlocutori finanziari si ritirato spaventati dal cosiddetto “rischio paese”. Allo stesso tempo invece altri porti come Dakar e Abidjan ricevevano aiuti e anno dopo anno erodevano quote di mercato a Conakry. Da qui l’idea di un bando pubblico. Nel 2008 il governo, per tentare di dare un futuro al porto, pubblica un bando per affidarne la gestione ad una società pubblico/privata.

Si presentano in 15 società e poi alla fine ne vengono selezionate quattro, la società di Bolloré è tra queste. Ma a vincere la gara è una società che garantisce entrate da 15miloni, ben cinque sopra l’offerta di Bollorè che ammonta a 10milioni. Qui Camara fa una meticolosa ricostruzione delle vicende che vive il porto fino al punto che passati anni senza che le cose cambiassero, con i lavori fermi, i problemi connessi alla morte del Presidente della Guinea dell’epoca, Lansana Conté, e senza che il porto facesse sostanziali passi avanti si arriva alla difficile ma inesorabile decisione di rompere il contratto per inadempienza (“non avevano messo un solo mattone”) con la società vincitrice del primo bando e di proporre l’ampliamento e la gestione del porto a Bollorè alle stesse condizioni di pagamento (15milioni) dei precedenti vincitori. Bolloré, che lo ricordiamo era arrivato secondo al bando, accetta di firmare con il maggiore onere rispetto alla sua offerta inziale e i lavori finalmente cominciano. Siamo nel 2011, le opere vengono realizzate nei tempi stabiliti. il porto riprende le attività cosi come previsto.
“Tutti gli armatori – ricorda Camara – avevano abbandonato il porto. Con la firma della concessione a Bolloré in meno di 3 anni abbiamo avuto il nostro terminal realizzato nelle dimensioni desiderate ed anzi è stato potenziato per migliorarne la competitività”.
Una ricostruzione dei fatti, quella di Camara, alquanto diversa da quella che sembra aver portato la magistratura francese ad accusare di corruzione il proprietario di Vivendi ed Havas ed i suoi manager. Alla fine Camara, che lo ricordiamo era nella commissione di valutazione del bando per la concessione dei lavori, rivela anche una vicenda inedita che rigarda Bolloré e l’attuale presidente della Guinea Alpha Condé.
“Feci notare al presidente Condè – ricorda Camara – che per un evidente errore nel contratto di assegnazione dei lavori a Bolloré era finito anche la gestione del porto vero e proprio. Il Presidente disse che questo era inaccettabile: prese il telefono chiamò lui stesso Bolloré e gli disse senza mezzi termini che se in 15 ore il contratto non fosse stati rivisto e la gestione del porto non fosse stata restituita all’autorità portuale lui avrebbe immediatamente annullata l’assegnazione. Bolloré fece quanto richiesto”.

