di Velia Iacovino

 Il centrodestra, diviso e senza una strategia chiara, fatica a imporsi. A Trento riconfermato Franco Ianeselli.mentre a Bolzano si apre una sfida decisiva al ballottaggio, dove l’Svp potrebbe ribaltare gli equilibri tradizionali. L’affluenza in calo

 

Le elezioni comunali in Trentino-Alto Adige, chiuse domenica sera in 265 piccoli e grandi centri, offrono uno spaccato politico che va ben oltre il dato amministrativo. Il voto restituisce l’immagine di una regione ancora refrattaria alle dinamiche nazionali del centrodestra, in cui il centrosinistra, pur indebolito, riesce a mantenere posizioni chiave. Ma ciò che colpisce è soprattutto il grado di frammentazione interna delle coalizioni e il crescente disincanto dell’elettorato, con un’affluenza in calo ovunque.

Trento: Ianeselli riconfermato, ma non è un voto conservativo
A Trento, il sindaco uscente Franco Ianeselli è stato riconfermato con un margine netto, ma la sua vittoria va letta come il frutto di una tenuta politica più che di una spinta propositiva. Sostenuto da un’ampia alleanza progressista composta da PD, Verdi e liste civiche, Ianeselli ha saputo consolidare un consenso diffuso, beneficiando anche delle debolezze altrui. La candidatura della sfidante Ilaria Goio, economista proposta da Fratelli d’Italia e sostenuta da Lega e Forza Italia, è apparsa fragile e poco radicata nel contesto cittadino, dove le dinamiche culturali e sociali penalizzano una proposta politica percepita come estranea e incoerente.Il centrodestra si è presentato ancora una volta diviso e privo di visione urbana, incapace di intercettare quel ceto medio riflessivo che rappresenta il cuore pulsante della città. È una storia che si ripete: già nel 2020, con un centrodestra diviso e FdI marginale, Ianeselli aveva vinto con il 54,7%. Il fatto che, nonostante la crescita nazionale di FdI, il centrodestra non riesca a rendersi competitivo nel capoluogo trentino è un segnale politico significativo.

Riva del Garda: centrodestra nel caos e leadership leghista in discussione
A Riva del Garda, la situazione è ancora più emblematica del momento difficile che vive la coalizione di governo. La Lega ha rinunciato alla ricandidatura della sindaca uscente Cristina Santi, travolta da un’inchiesta su presunti conflitti d’interesse, lasciando il campo a una campagna elettorale debole e senza un reale progetto di rilancio. Le divisioni interne e l’incapacità di trovare una sintesi credibile tra le anime del centrodestra mettono in discussione anche la leadership regionale del presidente leghista Maurizio Fugatti, già impegnato in una manovra istituzionale controversa per garantirsi un terzo mandato, ostacolato dai suoi stessi alleati di Fratelli d’Italia.

Bolzano: centrosinistra in affanno, centrodestra più competitivo ma l’Svp decide
In Alto Adige, lo scenario si complica ulteriormente. A Bolzano, si profila un ballottaggio ad alta tensione tra Juri Andriollo (centrosinistra) e Claudio Corrarati (civico-centrodestra), con quest’ultimo in vantaggio dopo il primo turno (36,3% contro il 27%). La rottura pre-elettorale tra PD e Movimento 5 Stelle ha penalizzato Andriollo, mentre Corrarati ha saputo capitalizzare i buoni rapporti con l’imprenditoria locale e una campagna elettorale centrata sulla competenza e sull’efficienza gestionale.

Ma il vero arbitro sarà ancora una volta l’Svp, tradizionalmente legata al centrosinistra ma ora più incline a dialogare con il centrodestra, dopo l’intesa provinciale stretta lo scorso anno. Se l’alleanza con Corrarati si concretizzerà anche in città, sarà un segnale importante: Bolzano potrebbe diventare il primo esperimento urbano di una coalizione Svp-centrodestra, scenario fino a poco tempo fa considerato tabù.

Partecipazione in calo e disillusione diffusa
L’astensione è il dato più trasversale di questa tornata elettorale. A Bolzano ha votato solo il 52,16% degli elettori, in netto calo rispetto al 60,65% del 2020. La tendenza si conferma anche nel resto della regione: l’affluenza in Alto Adige scende dal 65% al 60% circa, mentre in Trentino si passa dal 61% a poco più del 55%. Nei piccoli comuni, poi, il voto amministrativo assume sempre più il volto della disaffezione: in tre realtà non si è presentata alcuna candidatura, e in dieci monolista non si è raggiunto il quorum, costringendo al commissariamento.

Nel complesso, il centrosinistra si conferma forza dominante nei centri urbani del Trentino-Alto Adige, grazie a radicamento territoriale, alleanze civiche e una certa continuità amministrativa. Tuttavia, le fratture interne e l’erosione della partecipazione potrebbero trasformarsi in vulnerabilità strutturali nei prossimi anni.

Il centrodestra, al contrario, paga la sua difficoltà a interpretare la complessità sociale delle città alpine, ancora lontane dal modello nazionale che ha premiato FdI e Lega altrove. La mancanza di una leadership unificante e di una proposta politica credibile lascia scoperto uno spazio strategico che, al momento, nessuno sembra in grado di occupare.

Uno stress test in vista delle prossime sfide
Il voto in Trentino-Alto Adige si configura quindi come un test simbolico, in vista delle prossime amministrative a Genova e Matera. Se la maggioranza di governo vorrà presentarsi unita e competitiva, dovrà rivedere profondamente la propria strategia nei territori più complessi e plurali, dove non basta il consenso nazionale per vincere sul campo. Nel frattempo, il centrosinistra, pur tra luci e ombre, mantiene la barra dritta. Ma il vento dell’astensione continua a soffiare.

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