di Velia Iacovino
Dalla legge di bilancio definita un abominio allo spettro dell’ impeachment fino all’idea di fondare un nuovo partito: lo scontro tra il presidente degli Stati Uniti e Elon Musk diventa un terremoto politico, economico e spaziale. Una frattura ora esplosa in diretta mondiale.
Non è stata una rottura improvvisa, ma l’inevitabile epilogo di una tensione che covava da settimane. L’alleanza tra Donald Trump ed Elon Musk è esplosa in diretta mondiale, prima dallo Studio Ovale e poi sui rispettivi social – Truth Social e X – in una spirale di accuse, minacce e colpi bassi che ha fatto tremare la Casa Bianca, Wall Street e l’intero comparto spaziale americano.
Il primo colpo ufficiale lo ha sparato Trump, accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz: “Abbiamo avuto un ottimo rapporto, ma sono sorpreso. Elon mi ha molto deluso”. Una frase dal retrogusto velenoso, destinata a innescare la detonazione. Musk ha risposto a stretto giro su X: “Senza di me non avrebbe mai vinto le elezioni. Ingrato”. Nel frattempo, Tesla crollava in Borsa con un tonfo dell’8%, bruciando cento miliardi di dollari in capitalizzazione. Il conflitto era diventato personale. E potenzialmente irreversibile.
La miccia? Il “Big Beautiful Bill”
Il segnale che qualcosa si stava incrinando era arrivato già con la legge di bilancio repubblicana, il Big Beautiful Bill, fortemente voluta da Trump. Musk l’aveva attaccata frontalmente, definendola un “abominio” che avrebbe aumentato a dismisura il deficit federale. Trump aveva replicato piccato, sostenendo che Musk ne conosceva ogni dettaglio. Il miliardario ha smentito con furia: “Falso. Non mi è mai stata mostrata. È stata approvata nel cuore della notte”.
Era chiaro: la luna di miele era finita. Il gelo aveva già invaso le stanze del potere quando Musk, appena congedato con tutti gli onori dal Department of Government Efficiency (DOGE), aveva lasciato trapelare irritazione e distanza. La scintilla era pronta. E bastava poco per trasformarla in incendio.
La bomba di Epstein
Ma il colpo più devastante è arrivato nel pomeriggio, con un post destinato a fare storia. Musk ha scritto su X: “Donald Trump è nei file di Epstein. È questo il vero motivo per cui non sono mai stati resi pubblici. Buona giornata, DJT!”. Un’accusa micidiale, che ha costretto la Casa Bianca a una reazione rapida ma imbarazzata: “Un episodio spiacevole. Il presidente è concentrato sul rendere grande l’America, non su polemiche personali”, ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt alla Cnn. Ma la diga ormao si era rotta.
Contratti, minacce e sondaggi destabilizzanti
In poche ore, lo scontro è diventato guerra totale. Trump ha minacciato la cancellazione di tutti i contratti governativi con le aziende di Musk: “Il modo migliore per risparmiare miliardi è togliere i sussidi a Elon”. Musk ha risposto con una vera e propria minaccia strategica: “SpaceX inizierà a dismettere la navicella Dragon”, ossia il cuore della logistica NASA per l’ISS, la Luna e Marte. Uno shock per il settore aerospaziale.
Ma il fronte è anche politico. Musk, che aveva donato 290 milioni alla campagna di Trump, ha pubblicato un sondaggio su X: “È ora di fondare un nuovo partito che rappresenti l’80% della popolazione?”. L’84% ha risposto “sì” nelle prime ore. Poi, in un affondo ancora più diretto, ha rilanciato un post che invocava l’impeachment di Trump e la sua sostituzione con JD Vance e sotto il quale Musk commentava con una sola parola: “Yes”.
Due egocentrismi in rotta di collisione
Il loro era stato uno dei rapporti più discussi e controversi dell’ultimo anno. Dopo la trasformazione di Twitter in X, Musk aveva abbracciato diverse battaglie del trumpismo: la libertà d’espressione “assoluta”, la guerra alla “cultura woke”, la crociata contro la censura “liberal”. Trump lo aveva premiato con una posizione di rilievo nell’esecutivo. Ma la luna di miele si è rapidamente trasformata in un braccio di ferro.
Le frizioni si sono moltiplicate: l’eliminazione degli incentivi per le auto elettriche, il mancato sostegno al candidato di Musk per la Nasa, i dazi che – secondo Elon – porteranno a “una recessione nella seconda metà dell’anno”. Ma più di ogni altra cosa, a dividerli è stato l’ego. Due uomini incapaci di fare un passo indietro. Due personalità nate per dominare, mai per collaborare. “Non so se avremo ancora una grande relazione”, ha avuto a dire Trump, con un’insolita vena malinconica. Musk, sui social, ha già voltato pagina. Lo showdown tra i due uomini più influenti del pianeta si è consumato in mondovisione, in diretta, un post alla volta. In un’epoca in cui la politica sembra scritta da sceneggiatori di soap, resta da capire se questa guerra tra titani finirà nei libri di storia o se, più semplicemente, stiamo assistendo alla prima puntata di un nuovo reality globale. Il titolo? Make America Entertaining Again.
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L’articolo Trump-Musk, è ormai guerra totale. Tra minacce, accuse, ingiurie la fine di un idillio politico proviene da Associated Medias.

