di Corinna Pindaro

Il governo lavora al decreto Sicurezza dopo i fatti di Torino: stretta sui coltelli ai minori, dubbi sul fermo preventivo e tensioni nella maggioranza

sicurezzaIl tema della sicurezza torna con forza al centro dell’agenda politica dopo gli episodi avvenuti a Torino. A Palazzo Chigi si è svolto un vertice di maggioranza convocato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal quale emergono le prime indicazioni sul pacchetto di misure che l’esecutivo intende varare nei prossimi giorni.

Una delle principali novità riguarda la scelta di inserire direttamente nel decreto Sicurezza — e non più nel disegno di legge — la stretta sull’uso e il possesso di coltelli da parte dei minori. Sul tavolo potrebbe inoltre finire anche lo scudo penale per le forze dell’ordine, ipotesi che resta in fase di valutazione politica e tecnica.

Il nodo del fermo preventivo e i dubbi di costituzionalità

Tra i punti più delicati discussi durante il vertice c’è il fermo di prevenzione fino a 12 ore per soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi durante manifestazioni e cortei. La misura, fortemente voluta da una parte della maggioranza, solleva però rilevanti perplessità sul piano costituzionale.

Per questo motivo, il governo ha dato mandato agli uffici legislativi dei ministeri dell’Interno e della Giustizia di individuare una soluzione che renda il provvedimento più solido dal punto di vista giuridico. Torna così in campo l’ipotesi di rafforzare strumenti già esistenti, come il daspo disposto dalle autorità di pubblica sicurezza, evitando invece fermi che richiederebbero l’intervento diretto dell’autorità giudiziaria.

Le divisioni nella maggioranza sulla cauzione per i cortei

Non tutte le proposte avanzate hanno trovato una convergenza immediata. In particolare, Forza Italia ha espresso forti riserve sulla proposta della Lega che prevede una cauzione per gli organizzatori di manifestazioni, finalizzata a coprire eventuali danni.

Secondo gli esponenti azzurri, la misura risulta difficile da applicare e rischia di creare più problemi di quanti ne risolva. Il tema resta aperto e sarà probabilmente oggetto di ulteriori confronti nei prossimi giorni, mentre l’esecutivo continua a lavorare al testo definitivo in vista del Consiglio dei ministri.

Un vertice ristretto con i vertici della sicurezza

La riunione, durata circa un’ora, ha visto la partecipazione dei principali esponenti del governo e dei vertici delle forze dell’ordine. Oltre ai ministri competenti, erano presenti i comandanti generali di Carabinieri e Guardia di Finanza, insieme al capo della Polizia, a conferma della centralità del tema sicurezza nell’azione dell’esecutivo.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a un pacchetto di misure che tenga insieme esigenze di ordine pubblico, tutela degli operatori e rispetto delle garanzie costituzionali, in un equilibrio tutt’altro che semplice.

L’appello del governo all’opposizione

Al termine del vertice, Palazzo Chigi ha diffuso una nota con cui la presidente del Consiglio ha rivolto un appello alle forze di opposizione, anche alla luce delle recenti dichiarazioni della segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Il governo propone un percorso di collaborazione istituzionale che potrebbe concretizzarsi nella presentazione di una risoluzione unitaria sulla sicurezza, da votare già nei prossimi giorni in Parlamento.

L’iniziativa punta a costruire un terreno comune almeno su alcuni aspetti del tema, cercando di abbassare la tensione politica su una materia particolarmente sensibile.

Le reazioni delle opposizioni

Le opposizioni hanno risposto con cautela all’apertura dell’esecutivo. Giuseppe Conte ha dichiarato la disponibilità del Movimento 5 Stelle a valutare un confronto serio, a condizione che non si tratti di un’operazione strumentale. Tra le priorità indicate figurano maggiori investimenti per le forze dell’ordine, il rafforzamento degli organici e nuove risorse per la sicurezza urbana.

Più critica la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra, che denuncia il rischio di un’adesione “al buio” a una risoluzione di cui non sono ancora noti i contenuti, accusando il governo di un uso politico di una questione delicata

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