di Corinna Pindaro
Dietrofront della maggioranza al Senato sulla mozione energia: eliminato il passaggio sul 5% del Pil per la difesa. Crescono le tensioni nel centrodestra
Un passo indietro improvviso e un documento corretto all’ultimo minuto. Al Senato la maggioranza ha modificato la mozione dedicata alla sicurezza energetica eliminando il riferimento all’aumento delle spese militari fino al 5% del Pil, obiettivo discusso in ambito Nato e sostenuto dalla premier Giorgia Meloni durante il vertice dell’Aja dello scorso anno.
La cancellazione del passaggio è arrivata dopo un intervento diretto dell’esecutivo. Ufficialmente, il riferimento sarebbe stato inserito “per errore”, ma dietro il dietrofront emergono le tensioni interne alla coalizione di governo e il timore di aprire un nuovo fronte politico con gli Stati Uniti di Donald Trump.
Sparisce il riferimento al 5% del Pil
Nel testo iniziale della mozione, il punto contestato impegnava il governo a mantenere gli obiettivi Nato già fissati, compreso il raggiungimento del 2% del Pil per la difesa, chiedendo però una revisione dei target più ambiziosi, come appunto il 5%, alla luce della situazione economica italiana.
La proposta prevedeva anche di includere tra le spese strategiche gli investimenti per sicurezza energetica e infrastrutture critiche, così da non compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.
Quel passaggio è stato completamente eliminato nella versione finale approvata dall’Aula.
Energia e flessibilità europea restano al centro
Nel documento restano invece gli impegni legati alla politica energetica. La maggioranza chiede di continuare il confronto con l’Unione europea per ottenere maggiore flessibilità sul Patto di stabilità, con deroghe dedicate agli investimenti energetici e infrastrutturali.
Tra gli obiettivi indicati figurano anche il rafforzamento della diversificazione delle forniture energetiche e il proseguimento delle misure di sostegno per famiglie e imprese contro il caro bollette.
Il tema si intreccia con il dibattito sul programma europeo Safe, pensato per finanziare il rafforzamento della difesa europea ma oggi rallentato dalle nuove priorità economiche legate alla crisi energetica e alle tensioni nello Strait of Hormuz.
Il pressing di Crosetto e le divisioni nel centrodestra
Dietro la correzione della mozione ci sarebbe stata una forte moral suasion da parte dei vertici del governo, in particolare del ministro della Difesa Guido Crosetto, che nelle ultime settimane ha insistito sulla necessità di rispettare gli impegni presi con la Nato.
Il nodo riguarda anche i rapporti interni alla maggioranza. Da una parte la linea prudente del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sui conti pubblici, dall’altra le pressioni internazionali per aumentare la spesa militare.
Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo ha definito la questione “delicata”, spiegando che il confronto dovrà avvenire all’interno della coalizione prima di arrivare nuovamente in Aula. Anche il senatore leghista Claudio Borghi ha ammesso che inserire il riferimento alle spese Nato nella mozione sull’energia è stato un errore politico.
Le opposizioni attaccano il governo
Le opposizioni hanno colto l’occasione per accusare l’esecutivo di divisioni interne e mancanza di chiarezza sulla politica internazionale.
Il presidente del Five Star Movement Giuseppe Conte ha parlato di una maggioranza “spaccata”, accusando Meloni di sacrificare le esigenze di famiglie e imprese per rispettare gli impegni militari.
Dal Democratic Party il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha chiesto spiegazioni sulle pressioni interne che hanno portato alla cancellazione del passaggio.
Critiche anche da Green and Left Alliance. Nicola Fratoianni ha parlato di “richiami dagli Stati Uniti”, mentre Angelo Bonelli ha accusato il governo di subire le pressioni internazionali sul dossier difesa.
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