di Redazione

Rigenerazione, dignità collettiva e lotta alla povertà educativa attraverso il recupero del patrimonio pubblico. Nel capoluogo etneo il sesto workshop dell’Agenzia del Demanio sulla Responsabilità etica per la cura del patrimonio immobiliare dello Stato”, in partnership con l’Ateneo
di Alessandra dal Verme*

Sintesi della bellezza dei luoghi del sapere è la sede del dipartimento di scienze umanistiche dell’Università di Catania. Si tratta del convento dei benedettini costruito sul muro lavico dopo l’eruzione del 1669, la più importante nella storia del vulcano. E’ nella sala del grande refettorio conventuale (sala Santo Mazzarino) che si è svolto il 20 maggio 2026 il sesto workshop https://www.agenziademanio.it/it/in-evidenza/workshop/workshop-catania/ rivolto a studenti, professionisti e ricercatori dedicato al tema “Responsabilità etica per la cura del patrimonio immobiliare dello Stato”.
Il convento dei benedettini è stato restaurato dall’Università degli studi di Catania con una visione lungimirante di rendere contemporanei gli spazi conventuali che già avevano subito trasformazioni, per accogliere attività di studio e ricerca. La riqualificazione fu a cura dell’arch. De Carlo agli inizi degli anni ‘80. Così la stanza dell’Abbate è oggi lo studio del rettore e le celle dei monaci sono aule o sale professori; l’aula “coro di notte” è una grande sala da oltre 100 posti e la sala Santo Mazzarino, da oltre 300 posti, avvolge i presenti, con la sua forma ovale.

Goethe al suo passaggio affermò che Catania non avesse bisogno di una reggia. A fronte di questa “reggia universitaria” invidiabile per qualsiasi studente del mondo, la città deve diventare un attrattore che offre quei servizi considerati indispensabili per i grandi campus universitari del mondo. La città del futuro è una città di servizi, una città di opportunità, di lavoro e di luoghi dell’abitare.
Questo è l’obiettivo del Piano città degli immobili pubblici di Catania, raccontato dal Direttore dell’Agenzia del demanio, Alessandra dal Verme e dai relatori. E’la visione di una Catania che attraverso la sinergia tra Istituzioni dello Stato e del territorio, imprenditoria locale e Associazionismo supera fragilità sociali di grande importanza. Si pensi che nella città metropolitana di Catania il tasso di abbandono scolastico raggiunge il 30% e i quartieri più poveri, incluse parti del centro storico, mancano di una qualità fatta di relazioni, connessioni, spazi aperti, mobilità dolce, servizi al cittadino.

Il Piano Città degli Immobili Pubblici rappresenta uno strumento innovativo di programmazione, indirizzo e progettazione integrata, che prevede la costruzione di un quadro condiviso con gli Enti territoriali e con le Amministrazioni pubbliche utilizzatrici, per definire in via anticipata e condivisa le destinazioni d’uso, i requisiti ambientali ed energetici e le prestazioni di carattere sociale e culturale dell’immobile, in coerenza con la strumentazione urbanistica vigente o in eventuale varianza, così da individuare il ruolo che il bene può assumere nel sistema di relazioni della città: come nodo all’interno di reti antropiche (mobilità, servizi, spazi pubblici), ambientali
(verde, acqua, suolo, caratteri microclimatici), sociali (comunità locali, fragilità urbane, domanda abitativa), culturali (sia materiali – patrimonio storico-artistico e archeologico – che immateriali – valori identitari, ricerca e formazione, associazionismo culturale -), istituzionali (enti pubblici, amministrazioni competenti) ed economiche (investitori, operatori del settore).
L’obiettivo è garantire che gli interventi rispondano a esigenze reali scaturenti dalla più profonda analisi conoscitiva dei caratteri di contesto e che siano in grado di attivare processi trasformativi che superino il singolo intervento e massimizzino gli effetti di rigenerazione.

Fronteggiare l’emergenza alloggiativa connessa alla nuova dimensione dell’abitare, rispondere all’esigenza di servizi e di luoghi dove i giovani possano stare, può e deve inserirsi nella più ampia visione centrata sulla volontà di sostenere e alimentare le politiche di rigenerazione urbana.
Il patrimonio pubblico diventa così un campo di azione strategica. Una gestione responsabile del bene pubblico può generare sviluppo sostenibile, coesione sociale, qualità della vita e nuove opportunità di lavoro. Al contrario, non agire o agire frammentariamente trasferisce al futuro costi economici, ambientali e sociali. Il territorio è il prodotto delle relazioni che si sviluppano tra comunità, ambiente, natura e cultura.
La responsabilità di chi opera nella costruzione della città sta nell’ascoltare per alimentare conoscenza, ricucire per creare nuove relazioni , assicurare servizi che danno la qualità.
In questo senso l’Agenzia del demanio ha individuato nel riuso del patrimonio immobiliare pubblico non utilizzato uno strumento rilevante, in particolare per lo sviluppo di iniziative di housing (student, social e senior housing), la disponibilità di servizi di prossimità, la presenza di spazi comuni e il collegamento con infrastrutture e reti sociali locali.

Nell’ambito delle iniziative a finalità sociale e abitativa, l’Agenzia promuove modelli fondati su mix funzionali, sostenibilità ambientale, accentuazione degli aspetti di prossimità, inclusione sociale e integrazione culturale con il contesto urbano e con i suoi caratteri identitari.
I modelli operativi contemplano il ricorso a partenariati pubblico-privati, alla valorizzazione a lungo termine, a concessioni o, in alcuni casi, alla destinazione a uso istituzionale per uffici o sociale tramite accordi con gli enti territoriali.

A Catania Gli assi strategici sono la riqualificazione del patrimonio artistico culturale, in particolare del centro storico; gli spazi aperti alla collettività che concorrono alla qualità della vita urbana, la rigenerazione di aree pubbliche per ridare qualità e sviluppo a quartieri periferici, la rigenerazione urbana in risposta alla fragilità del territorio sociale e per i rischi ambientali dovuti alla vulnerabilità sismica e dalle crisi climatiche. Diciassette beni – dodici dello Stato, quattro del Comune, uno della Città Metropolitana entrano in un’unica strategia di valorizzazione: l’ex Educandato Regina Elena, già destinato all’accoglienza dei minori diventerà nuova sede del Tribunale per i Minorenni, con un parco a corredo della funzione giudiziaria, Villa Gentile Cusa – bene di proprietà comunale da recuperare come sede di attività culturali e parco pubblico aperto al quartiere, la nuova Cittadella della Giustizia sul lungomare di viale Africa, dove sorgeva l’ex Palazzo delle Poste, su cui si interviene per migliorare l’efficienza e l’autonomia energetica; il percorso dell’ex ferrovia Circumetnea rifunzionalizzata in una greenway ciclopedonale; l’area demaniale a Librino da trasformare in un polo di sviluppo terziario con mixité urbana al servizio del quartiere.

Conclude il workshop il punto di vista del filosofo, Vito Mancuso, che richiama l’etica come ascolto del bisogno dell’altro e la responsabilità come risposta alla domanda di cura. Questa etica è mossa da un’energia interiore, luogo profondo della coscienza, del senso di responsabilità, della libertà personale. L’etica non proviene da un obbligo, ma da un desiderio di fare bene, di dare la giusta risposta.
La cura del bene comune è la risposta ai bisogni della collettività, di una città proiettata verso relazioni e benessere ambientale. Per il manager pubblico l’intenzionalità che accompagna l’agire spinge alla conoscenza e alla scelta che persegue l’interesse pubblico.
*Alessandra dal Verme è la direttrice dell’Agenzia del Demanio
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L’articolo Agenzia del Demanio a Catania: la città del futuro è fatta di servizi, opportunità e lavoro proviene da Associated Medias.

