di Redazione

“L’Università di Genova era a conoscenza delle attività”. Polemica anche per la rimozione dei profili online delle ricercatrici coinvolte nella tragedia

Le immersioni alle Maldive in cui hanno perso la vita cinque italiani sarebbero state legate ad attività accademiche e non a una semplice vacanza subacquea. È quanto sostengono i legali delle famiglie di alcune vittime, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire le cause della tragedia avvenuta nell’atollo di Vaavu.

A Gallarate sono state eseguite le prime autopsie sui corpi di Gianluca Benedetti, capobarca, e del biologo marino Federico Gualtieri. Nei prossimi giorni gli esami interesseranno anche Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal e la ricercatrice Muriel Oddenino.

Secondo Alessandro Albert, avvocato della famiglia Montefalcone, quelle missioni subacquee “si svolgevano con frequenza annuale, se non semestrale” e l’Università di Genova “era pienamente consapevole delle attività che venivano portate avanti”. Dello stesso avviso anche il legale Giuseppe Pugliese, che sottolinea come la docente non si trovasse alle Maldive “come una turista impegnata in immersioni ricreative”, ma nell’ambito di un’attività professionale e scientifica legata all’ateneo.

Una posizione condivisa anche da Antonello Riccio, rappresentante della famiglia di Federico Gualtieri, giovane neolaureato in biologia marina morto durante l’immersione.

Nel frattempo resta al centro delle polemiche la rimozione dal sito dell’Università di Genova della pagina dedicata a Monica Montefalcone, seguita nelle ore successive da quella relativa a Muriel Oddenino, assegnista di ricerca nello stesso ateneo. L’università ha spiegato che si tratta di una procedura “esclusivamente amministrativa”, ma la scelta ha suscitato amarezza tra i familiari.

Carlo Sommacal, marito della docente e padre di Giorgia, ha definito la decisione “incomprensibile” e si è detto profondamente colpito dall’accaduto.

Sul fronte investigativo, un ruolo chiave potrebbe essere svolto dall’analisi delle videocamere GoPro e delle attrezzature utilizzate durante l’immersione. Per acquisire quel materiale, tuttavia, sarà necessaria una rogatoria internazionale con le autorità maldiviane.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Genova, coordinati dalla Procura di Roma, stanno inoltre esaminando le comunicazioni tra Monica Montefalcone e il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita. Tra i documenti acquisiti figurerebbe anche un “documento di missione” contenente riferimenti agli obiettivi scientifici della spedizione.

L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che, qualora emergessero autorizzazioni ufficiali o incarichi formali da parte dell’università, la morte di Montefalcone e Oddenino possa essere ricondotta a un possibile infortunio sul lavoro.

La settimana appena iniziata viene considerata decisiva per comprendere cosa sia accaduto durante l’immersione nelle profondità dell’atollo di Vaavu. Intanto le salme delle cinque vittime restano all’obitorio dell’ospedale di Gallarate in attesa del completamento degli esami medico-legali e del nulla osta della procura per i funerali, che potrebbero svolgersi entro il fine settimana.

Gli specialisti hanno effettuato numerosi prelievi per gli esami tossicologici e istologici, i cui risultati saranno disponibili nei prossimi giorni. Per la relazione conclusiva, però, i periti avranno novanta giorni di tempo.

Nel frattempo studenti e colleghi stanno organizzando iniziative in memoria di Monica Montefalcone. Tra le proposte c’è la creazione di una pagina commemorativa dedicata alla docente e al suo lavoro scientifico. Alcuni studenti stanno inoltre preparando una spedizione subacquea al Cristo degli Abissi, nella baia di Camogli, per una commemorazione collettiva in mare.

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