di Redazione

La direttrice dal Verme, il Ministro Giuli e il Sindaco Sala

L’Agenzia del Demanio, in sinergia con l’Archivio di Stato, la Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura e in piena condivisione con il Comune di Milano, inaugura una prima restituzione del Palazzo ai milanesi: i cortili restaurati, aperti, permettono di congiungere i Giardini Indro Montanelli e il quadrilatero della moda

di Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del demanio

Il Palazzo del Senato a Milano è un immobile del patrimonio storico-artistico dello Stato, unico per la sua valenza architettonica, capolavoro del barocco lombardo nel cuore della città, per lo più sconosciuto ai milanesi. La sua bellezza architettonica si distingue per due cortili armoniosi composti da colonnati dorici al piano terra e un loggiato di ordine ionico al piano superiore.

Nato originariamente nei primi anni del Seicento, come sede del Collegio Elvetico, l’immobile fu completato, con la bella facciata concava — per trovare una soluzione «nella relazione» col Naviglio —, dall’architetto Francesco Maria Richini nel 1632 (succeduto all’architetto Mangone, morto di peste). Dal 1786 fu sede di numerose funzioni pubbliche. Si stratificarono funzioni e realtà fondamentali per la vita della città di Milano e del Paese (sede della Repubblica Cisalpina, del Ministero della Guerra della Repubblica Italiana creata da Napoleone, poi Senato del Regno d’Italia…). Dal 1865 iniziò il trasferimento dell’Archivio di Stato, da allora accessibile solo per motivi di ricerca e di studio.

È un luogo di memoria e di identità culturale in cui i cittadini possono riconoscersi. Questo è il significato profondo del bene comune: un bene che tutti curiamo, perché offre qualcosa che è parte di noi; attraversarlo ci fa sentire a casa nostra. Un bene che resta chiuso e inaccessibile perde invece la propria voce; solo vivendolo la memoria continua a esistere. La sua cura ne mantiene il senso e i significati che porta con sé. Inserire in un archivio servizi attrattivi permette una più ampia partecipazione alla vita del bene: chi entra ha l’opportunità di dialogare con il passato, di ricostruire la storia e riconoscervi persino la propria identità. Si attiva così un processo di memoria collettiva che rappresenta l’eredità da lasciare alle generazioni future.

L’European Heritage è un tema di grande interesse: le radici culturali rafforzano il cittadino europeo di fronte alle sfide contemporanee su tecnologia, cambiamento climatico, crisi energetiche e, più in generale, di fronte alle crisi geopolitiche. La cura del patrimonio dello Stato da parte dell’Agenzia del Demanio va in questa direzione.

Il Palazzo del Senato ospita un vastissimo patrimonio di documenti che compongono la storia della città e di alcuni ambiti della vita del Paese; vi è pure l’archivio di giustizia e documenti di processi importanti. Vi è il capitolato con il quale la Confraternita dell’Immacolata Concezione ordinò nel 1483 a Leonardo da Vinci il dipinto di una Vergine per l’altare della loro sfarzosa cappella, che divenne per l’artista la «Vergine delle Rocce», dipinto che non fu accettato dalla comunità religiosa, e su quel capitolato scaturì un contenzioso economico di lunga durata.

In sinergia con l’Archivio di Stato, la Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura e in piena condivisione con il Comune di Milano, si inaugura una prima restituzione del Palazzo ai milanesi: i cortili restaurati, aperti, permettono di congiungere i Giardini Indro Montanelli e il quadrilatero della moda.

L’intervento sui cortili è stato finanziato con fondi PNRR del Ministero della Cultura ed eseguito dall’Agenzia del Demanio. Siamo al primo traguardo del percorso di valorizzazione di Palazzo del Senato che, nel 2027, si concluderà con l’apertura completa. È stato individuato dall’Agenzia del Demanio, d’intesa con l’Archivio di Stato, un operatore economico cui è affidato un progetto di partenariato pubblico-privato per garantirne la sostenibilità economica. Verranno ampliate le possibilità di fruizione del bene con destinazioni diverse: caffetteria, sala lettura, spazi di coworking, aree espositive e un ristorante di fine dining, accessibile anche nelle ore serali. Un progetto di illuminazione dei cortili darà vita notturna al Palazzo e ne evidenzierà ancor più il valore architettonico. La luce, con l’uso delle tecnologie più avanzate, sembrerà uscire dall’interno per diffondersi nei cortili e nel loggiato.

Si tratta di una congiunzione straordinaria con l’importante intervento del Comune di Milano: nella prima fase, vede la ricostruzione della passeggiata pubblica dei Boschetti di via Marina; interesserà poi l’intera strada, da via Senato a via Palestro, con un complessivo ripensamento dei percorsi pedonali e stradali e delle aree verdi. Si valorizzeranno il Palazzo, i monumenti e tutto il sistema degli spazi aperti, per dare ai cittadini un grande luogo di relazioni, una riproposizione delle connessioni come erano state pensate e progettate da Giuseppe Piermarini fra il 1783 e il 1788, quando questi giunse a Milano su chiamata del Vanvitelli (di cui era stato abile collaboratore alla Reggia di Caserta). Il progetto neoclassico di Vanvitelli fu poi ripreso anche per l’Esposizione Nazionale del 1881.

Nulla è a caso: secondo la stessa logica di cura e di connessione del bene con il territorio, proprio in questi giorni l’Agenzia del Demanio sta lavorando in collaborazione con la Reggia, gli Archivi di Stato e il Comune di Caserta per la valorizzazione della Piazza Carlo di Borbone e la sede adiacente degli Archivi.

Il Palazzo del Senato torna ad essere luogo di connessioni. Ha una posizione baricentrica tra due punti nevralgici della città: il distretto dei giardini pubblici, con i Giardini Indro Montanelli, i Giardini di Villa Reale di Milano (oggetto del recente trasferimento dal demanio al Comune attraverso un’operazione di federalismo culturale), i Giardini Belgiojoso Bonaparte e il quadrilatero della moda.

Il Palazzo del Senato è anche baricentrico rispetto a un «distretto dei Musei» di cui fanno parte la GAM (Galleria d’Arte Moderna), il PAC (Padiglione di Arte Contemporanea), il Civico Museo di Storia Naturale, il Planetario, il Museo Poldi Pezzoli e il futuro Museo d’Arte Digitale di piazza Oberdan, che il Ministero della Cultura sta progettando.

L’Agenzia del Demanio promuove, su tutto il territorio nazionale, una strategia di intervento sugli immobili dello Stato, condivisa con le istituzioni interessate, a partire dal Ministero della Cultura; una collaborazione che prevede un approccio rigenerativo per la città, con elementi di flessibilità e di mixité di funzioni. L’obiettivo è restituire i beni del patrimonio alle città contemporanee, coniugando il loro valore, carico di memoria e cultura, con i bisogni del cittadino di oggi: spazi di prossimità, di servizio, di studio, di lavoro, di relazioni e di vita culturale.

È una rivoluzione sociale: i beni pubblici di valore monumentale, dedicati a funzioni specialistiche, diventano «luoghi delle persone» e dell’incontro, spazi che trasformano la città, frutto delle relazioni della società che la abita.

Luoghi isolati si ricongiungono in nuove connessioni per aprirsi alla città del futuro.

 

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