di Aisha Harrison

La presidente del Consiglio accusa gli organizzatori della fiera dell’editoria indipendente di introdurre criteri discriminatori e parla di censura. L’AIE replica: la riorganizzazione punta a valorizzare gli editori più strutturati e a migliorare la qualità dell’evento.

meloni ue«Per partecipare alla Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi, in programma a Roma, le case editrici dovranno quest’anno sottoscrivere una dichiarazione che, di fatto, equivale a un “patentino antifascista”. È questa la concezione della libertà di pensiero della sinistra: sei libero di esprimerti soltanto se dici ciò che loro ritengono accettabile, se pensi come loro e se leggi ciò che loro considerano conforme. La cancellazione delle idee non allineate, mascherata da lotta all’estremismo, è un vecchio riflesso ideologico della sinistra, ma una narrazione alla quale ormai credono in pochi. Si chiama, più semplicemente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».

Lo ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo nella polemica scoppiata attorno alle nuove regole di ammissione alla manifestazione editoriale.

Ma il dibattito non si ferma qui. Gli organizzatori hanno infatti annunciato una profonda revisione dell’assetto della fiera. «È stata avviata una complessiva riprogettazione della pianta espositiva per rendere ancora più efficace la presenza degli espositori e migliorare l’esperienza del pubblico», spiegano, sottolineando che l’obiettivo è garantire a tutti i partecipanti una maggiore visibilità.

La riorganizzazione comporterà però anche una riduzione del numero complessivo degli stand e l’introduzione di un nuovo processo di selezione degli espositori. Secondo l’Associazione Italiana Editori (AIE), il nuovo sistema intende adeguare la manifestazione ai cambiamenti che hanno interessato il settore della piccola e media editoria negli ultimi venticinque anni.

L’obiettivo dichiarato è valorizzare maggiormente le realtà editoriali strutturate, capaci di investire, creare occupazione e sviluppare progetti imprenditoriali solidi e coerenti con le finalità della manifestazione. Sarà la stessa Fiera a valutare le candidature, nella convinzione che questa impostazione consentirà di continuare a rappresentare il meglio dell’editoria indipendente italiana e di offrire ai visitatori un panorama qualificato e rappresentativo del settore.

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