di Emilia Morelli

Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo quadro per porre fine a mesi di tensioni e conflitto. Attesa la firma ufficiale in Svizzera: al centro dell’intesa la riapertura dello Stretto di Hormuz, il nucleare iraniano e lo sblocco di fondi congelati

Dopo mesi di guerra, tensioni militari e negoziati indiretti, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo quadro destinato a ridisegnare gli usa iranequilibri del Medio Oriente. L’annuncio è arrivato dal presidente americano Donald Trump, mentre diverse fonti diplomatiche e mediatori coinvolti nei colloqui hanno confermato che il testo dell’intesa è stato concordato e che la firma ufficiale dovrebbe avvenire nei prossimi giorni in Svizzera.

Si tratta del passo diplomatico più importante dall’inizio della crisi che aveva portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, agli attacchi reciproci e al blocco navale imposto dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iran.

Cosa prevede l’accordo tra Washington e Teheran

Secondo le informazioni emerse finora, l’intesa prevede la cessazione permanente delle operazioni militari tra i due Paesi e la graduale normalizzazione della situazione nel Golfo Persico. Tra i punti principali figura la riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici per il commercio mondiale di petrolio e gas.

L’accordo comprende inoltre la fine del blocco navale americano nei confronti dei porti iraniani e un allentamento delle restrizioni economiche imposte negli ultimi anni a Teheran.

Il compromesso sul nucleare

Il tema più delicato resta quello del programma nucleare iraniano. Nella bozza concordata, Teheran si impegnerebbe a non sviluppare armi nucleari e a congelare temporaneamente le attività più sensibili legate all’arricchimento dell’uranio durante una fase negoziale di circa 60 giorni. Durante questo periodo dovranno essere definiti i dettagli tecnici e le modalità di controllo internazionale.

Washington considera questo punto il principale successo dell’intesa. Trump ha definito il nuovo accordo “un muro contro l’arma nucleare”, contrapponendolo al precedente accordo del 2015 siglato durante l’amministrazione Obama.

Lo sblocco dei fondi iraniani

Tra gli elementi più significativi dell’intesa figurerebbe anche il rilascio di una parte dei fondi iraniani congelati all’estero. Diverse fonti parlano di uno sblocco progressivo di decine di miliardi di dollari che potrebbero essere utilizzati per esigenze civili e per sostenere l’economia iraniana, duramente colpita dalle sanzioni internazionali.

La gestione di queste risorse dovrebbe essere uno degli aspetti oggetto delle ultime trattative prima della firma definitiva.

Teheran resta prudente

Nonostante l’ottimismo americano, la leadership iraniana continua a mantenere un atteggiamento più cauto. Fonti vicine al governo hanno confermato che il testo è stato concordato, ma sottolineano che alcune procedure interne devono ancora essere completate prima della ratifica ufficiale dell’accordo.

L’Iran insiste inoltre sulla necessità che l’intesa produca effetti concreti anche sul piano economico e sulla sicurezza regionale, inclusa la situazione in Libano e nei rapporti con Israele.

Un’intesa che può influenzare energia e mercati

L’accordo viene seguito con grande attenzione dai mercati internazionali. La riapertura completa di Hormuz potrebbe contribuire a stabilizzare il commercio energetico globale e ridurre le tensioni che negli ultimi mesi hanno spinto verso l’alto i prezzi del petrolio.

Anche l’Europa, la Cina e i Paesi del Golfo osservano con interesse gli sviluppi della trattativa, consapevoli che una normalizzazione dei rapporti tra Washington e Teheran potrebbe avere effetti significativi sugli equilibri geopolitici ed economici dell’intera regione.

Se la firma arriverà nei tempi annunciati, il 2026 potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti e Iran, dopo anni di scontri, sanzioni e crisi diplomatiche.

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