di Corinna Pindaro

Elon Musk lancia l’America Party per le elezioni USA del 2026: obiettivo rompere il duopolio politico e mettere in crisi Donald Trump con un nuovo fronte centrista

musk america partyElon Musk ha tracciato la rotta del suo progetto politico: non ancora una candidatura presidenziale, ma un piano ben definito per fare irruzione nel cuore del sistema americano. Con l’America Party, il magnate di Tesla e SpaceX punta alle elezioni di midterm del 2026, concentrandosi su Senato e Camera. Secondo Musk, è lì che si gioca la vera partita, e un’eventuale sconfitta repubblicana potrebbe mettere a rischio gli ultimi anni della presidenza Trump. “Se il Doge vuole aumentare il debito di 5.000 miliardi, qual è il senso della sua leadership?”, ha dichiarato ironicamente Musk, riferendosi al maxi piano economico del tycoon.

Bannon, Trump e gli attacchi: scontro aperto nel campo repubblicano

Lo scontro tra Musk e l’establishment repubblicano è ormai pubblico. Steve Bannon lo ha attaccato in modo feroce definendolo “buffone sudafricano” nel suo podcast. Musk ha risposto con toni altrettanto duri: “Ciccione, ubriacone, pagherai per una vita di crimini”. Trump, dal canto suo, ha colpito via Truth Social, accusando Musk di aver perso il controllo e insinuando che il malumore del miliardario sia dovuto alla fine degli incentivi federali per le auto elettriche. Ma soprattutto, Trump ha criticato la fondazione di un terzo partito: “Il nostro sistema non è fatto per tre partiti, ha sempre funzionato a due. Il terzo partito crea solo caos”.

America Party: né destra né sinistra, ma “maggioranza esausta”

Musk non si riconosce nelle tradizionali etichette politiche. “Non sono né progressista né conservatore. Vado avanti”, ha spiegato rilanciando il concetto di “maggioranza esausta”: imprenditori, centristi, democratici delusi e conservatori post-trumpiani. Una fetta elettorale trasversale, spesso silenziosa, ma potenzialmente decisiva. Nonostante la storia americana abbia mostrato quanto sia difficile rompere il bipolarismo, Musk sembra deciso a provarci. Il logo del partito è già stato depositato e l’organizzazione inizia a prendere forma.

 I precedenti storici: Roosevelt, Perot e Nader insegnano

La storia non è dalla parte di Musk. Nel 1912 Theodore Roosevelt fondò il Partito Progressista, finendo per far vincere i Democratici. Ross Perot, nel 1992, partì forte ma si fermò al 19%, favorendo l’ascesa di Clinton. E Ralph Nader nel 2000 fu accusato di aver tolto voti decisivi ad Al Gore. Il sistema maggioritario americano rende quasi impossibile la sopravvivenza a lungo termine di una terza forza. Come sottolineava il politologo Duverger, in un contesto a turno secco il bipartitismo è quasi obbligato.

Le sfide del 2026: Musk in campo con candidati propri

Per ora, Musk guarda al voto del 3 novembre 2026. L’obiettivo è ottenere da due a tre seggi al Senato e una decina alla Camera. Tecnicamente, può candidarsi anche lui: è cittadino americano da 23 anni e ne bastano sei per la Camera, nove per il Senato. I repubblicani oggi hanno una maggioranza di otto seggi alla Camera e di sei al Senato, ma l’America Party potrebbe erodere consensi cruciali, compromettendo gli equilibri attuali.

 I candidati di Musk: nomi e strategie

Uno dei profili che Musk sta valutando è il deputato del Kentucky Thomas Massie, noto per la sua opposizione al “Big Beautiful Bill”. Trump lo ha già minacciato pubblicamente, ma Musk lo ha difeso apertamente. L’infrastruttura politica dell’America Party è in fase di sviluppo e, secondo fonti vicine all’imprenditore, servirebbero almeno 270 milioni di dollari per sostenere il progetto. Una cifra che Musk è già abituato a investire: nel 2024 ha finanziato la campagna di Trump con una somma simile.

Candidatura presidenziale? Non per ora

Musk non potrà candidarsi alla presidenza nel 2028 a causa della sua nascita in Sudafrica. Tuttavia, potrebbe sostenere un proprio candidato, selezionato con cura. Per il momento, però, la priorità è il Congresso: mettere in difficoltà il Partito Repubblicano da dentro, conquistando terreno con un’agenda politica centrata su tecnologia, libertà economica e riforma istituzionale.

Con l’America Party, Elon Musk tenta una mossa mai riuscita a nessuno: rompere il sistema bipartitico americano dall’interno. La sfida è ambiziosa e piena di ostacoli, ma il potenziale per cambiare gli equilibri del Congresso nel 2026 è reale. Trump è avvisato: il nemico potrebbe arrivare dalla Silicon Valley.

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