di Emilia Morelli

Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia e stretta collaboratrice di Carlo Nordio, indagata a Roma per false dichiarazioni sul caso Almasri

BartolozziLa procura di Roma ha iscritto Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, nel registro degli indagati con l’accusa di false dichiarazioni. L’inchiesta riguarda la controversa scarcerazione e il rimpatrio di Almasri, criminale libico accusato di torture.

Secondo i giudici del tribunale dei ministri, Bartolozzi avrebbe fornito una versione dei fatti «inattendibile e mendace» circa le procedure seguite, in particolare riguardo al motivo per cui il provvedimento predisposto dagli uffici non sia stato sottoposto al ministro Carlo Nordio, che avrebbe potuto bloccare la liberazione.

Il ruolo centrale di Bartolozzi

Magistrata, già parlamentare e considerata la collaboratrice più fidata di Nordio, Bartolozzi è descritta come la figura più influente all’interno di via Arenula. Negli atti dei giudici viene delineata come protagonista di scelte che hanno inciso in modo diretto sulla gestione del caso Almasri, oggi al centro di una bufera giudiziaria e politica.

Incontri a Palazzo Chigi

Nelle ultime ore Bartolozzi è stata vista a Palazzo Chigi, visibilmente provata, mentre attendeva di incontrare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e con ogni probabilità anche la premier Giorgia Meloni. Una presenza che sottolinea la delicatezza della vicenda e le sue ricadute sugli equilibri interni alla maggioranza.

La giunta per le autorizzazioni e i tempi politici

La notizia dell’indagine arriva in un momento cruciale: la giunta per le autorizzazioni sta infatti chiudendo la prima fase di discussione sulla richiesta di procedere nei confronti di tre membri del governo – il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Il caso Bartolozzi si intreccia con queste valutazioni: già alcuni parlamentari di centrodestra avevano proposto di estendere l’immunità anche al capo di gabinetto, ancora prima che emergesse la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati.

Un’inchiesta che agita la maggioranza

Il tempismo con cui è trapelata l’indagine non sembra casuale e alimenta nuove tensioni politiche. Il futuro della capa di gabinetto di via Arenula e le eventuali ricadute sull’operato del ministro Nordio potrebbero diventare uno snodo decisivo per il governo Meloni, già sotto pressione sul fronte della giustizia.

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