di Ennio Bassi

La decisione è arrivata poche ore prima del voto di una mozione di sfiducia, che il premier riteneva comunque superabile

Giovedì, il primo ministro bulgaro Rosen Zhelyazkov ha rassegnato ufficialmente le dimissioni sue e del suo governo, a meno di un anno dall’insediamento. La decisione è giunta al culmine di una crescente ondata di proteste che, nelle ultime settimane, hanno attraversato il Paese, radunando in piazza cittadini di ogni età e provenienza sociale.

Le manifestazioni, nate in principio per contestare alcune disposizioni contenute nella legge di bilancio, si sono rapidamente trasformate in un fronte di denuncia più ampio, che ha messo nel mirino problemi cronici come la corruzione, il clientelismo e la paralisi delle istituzioni. L’opposizione ha cavalcato il malcontento, presentando una mozione di sfiducia che sarebbe stata votata in Parlamento lo stesso giorno dell’annuncio delle dimissioni.

Nel suo discorso davanti all’Assemblea nazionale, Zhelyazkov ha spiegato di voler ascoltare la voce dei cittadini, affermando: «Persone di tutte le età, origini etniche e confessioni religiose si sono espresse a favore delle dimissioni: quest’impegno civico va sostenuto e incoraggiato». Ha poi aggiunto di essere convinto che il suo esecutivo avrebbe superato il voto di sfiducia, ma che «le decisioni dell’Assemblea nazionale hanno valore solo se rispecchiano la volontà sovrana del popolo».

Il suo governo, entrato in carica all’inizio del 2025, era frutto di un fragile compromesso politico: una coalizione di minoranza sostenuta dal partito conservatore GERB (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria), dal Partito socialista bulgaro, vicino alla Russia, e dalla formazione populista e nazionalista “C’è un popolo come questo”. Il mandato era nato già debole, dopo quattro anni di instabilità cronica in cui il Paese aveva visto avvicendarsi esecutivi tecnici e brevi governi di transizione, incapaci di garantire riforme strutturali e stabilità.

Nonostante la crisi politica in corso, il percorso della Bulgaria verso l’adesione all’Eurozona – prevista per il 1° gennaio – dovrebbe procedere come programmato. Le istituzioni europee non hanno, finora, manifestato intenzione di rallentare la transizione valutaria del Paese balcanico, che rappresenta un passaggio strategico nella sua integrazione economica.

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