di Redazione
Nel passaggio dei Giochi olimpici invernali, Verona riscopre il proprio patrimonio archeologico. Con la riapertura degli Scavi Scaligeri, la città restituisce al pubblico uno dei suoi luoghi più stratificati e meno visibili
Il transito delle Olimpiadi a Verona non si misura solo in eventi e visibilità internazionale, ma lascia tracce più profonde nel tessuto archeologico della città. Accanto agli interventi annunciati per l’Arena – tra cui l’installazione di un ascensore che in futuro consentirà di raggiungere il livello mediano della cavea e la cosiddetta ala – prende forma un risultato atteso da anni: la riapertura degli Scavi Scaligeri, uno degli spazi archeologici più complessi e affascinanti del centro storico.
Chiusi da un decennio, gli Scavi erano rimasti sospesi in una lunga fase di stallo, conseguenza indiretta della vendita del sovrastante Palazzo del Capitanio da parte del Comune alla Fondazione Cariverona. Un’impasse che aveva sottratto alla città non solo un’area di straordinaria rilevanza storica, ma anche un presidio culturale di primo piano: dal 1996, infatti, il sito aveva ospitato il Centro Internazionale di Fotografia, diventando un punto di riferimento nel dialogo tra archeologia e linguaggi contemporanei.
La riapertura segna oggi un nuovo inizio, che passa attraverso il riallestimento dei percorsi e una maggiore attenzione alla fruibilità. A inaugurare il ritorno al pubblico sarà la mostra Winter Games. Gli sport invernali. Fotografie dagli archivi Life. 1936–1972, in corso da febbraio a giugno 2026 e a cura di Simone Azzoni: si tratta di un progetto espositivo che innesta l’immaginario sportivo del Novecento in uno spazio dove il tempo si accumula per stratificazioni successive.
Scavati nei primi anni Ottanta, gli Scavi Scaligeri rappresentano un episodio pionieristico dell’archeologia urbana italiana. Il progetto di Libero Cecchini seppe allora immaginare una soluzione capace di integrare i resti antichi con la città contemporanea, trasformando il sottosuolo in luogo visitabile e narrabile. Oggi quello stesso spazio torna accessibile con una consapevolezza rinnovata del suo valore. Come sottolinea l’assessora alla Cultura Marta Ugolini, l’area conserva una sequenza ininterrotta di testimonianze che dall’età romana giungono fino ai palazzi scaligeri medievali, condensando quindici secoli di storia in un ambiente unico, destinato anche ad alleggerire la pressione dell’overtourism sul centro storico.
La riattivazione del sito è stata resa possibile da un percorso amministrativo e operativo complesso. La volontà di riaprire in coincidenza con le cerimonie olimpiche ha impresso una decisa accelerazione alla risoluzione delle criticità, tra cui la frammentazione della proprietà e le conseguenze di una lunga chiusura, poco favorevole alla conservazione dei resti. Dopo il protocollo siglato nel 2021 tra Soprintendenza e Comune, la governance dello spazio è stata finalmente chiarita, permettendo l’avvio dei restauri, tuttora in corso, portati avanti con un ritmo che non a caso viene definito “olimpionico”.
Fondamentale è stato il lavoro congiunto della Soprintendenza, sotto la direzione di Andrea Rosignoli, e del Comune di Verona, coinvolgendo le strutture dell’Edilizia Monumentale, della Cultura e dei Musei. Il nuovo percorso di visita restituisce oggi una lettura chiara delle diverse fasi storiche, grazie a pannelli bilingue, video, ricostruzioni tridimensionali delle domus romane e delle torri scaligere. Dove la complessità dei livelli impedisce un’accessibilità totale, soluzioni multimediali compensano l’esperienza fisica, offrendo chiavi di lettura alternative senza rinunciare al rigore scientifico.
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