di Emilia Morelli

Attacco ai caschi blu in Libano: un soldato francese ucciso e tre feriti. Macron punta il dito contro Hezbollah, tensione sulla tregua

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Grave escalation in Libano, dove un attacco contro la missione Unifil ha provocato la morte di un soldato francese e il ferimento di altri tre caschi blu.

A confermare l’accaduto è stato il presidente francese Emmanuel Macron, che ha parlato di un episodio gravissimo, esprimendo il cordoglio della nazione e il sostegno alle famiglie dei militari coinvolti.

Macron accusa Hezbollah: «Responsabilità evidente»

Macron ha indicato chiaramente i possibili responsabili dell’attacco: «Tutto lascia pensare che sia opera di Hezbollah».

Il presidente francese ha chiesto alle autorità libanesi di agire immediatamente per arrestare i colpevoli e chiarire le responsabilità, sottolineando la necessità di garantire sicurezza ai contingenti internazionali impegnati nella missione di pace.

L’imboscata ai caschi blu durante lo sminamento

Secondo quanto riferito dall’Unifil, la pattuglia è stata colpita mentre svolgeva operazioni di sminamento nel villaggio di Ghanduriyah, nel sud del Paese.

La ministra della Difesa francese Catherine Vautrin ha parlato apertamente di un’imboscata: il sergente maggiore Florian Montorio sarebbe stato colpito a distanza ravvicinata da un’arma leggera, senza possibilità di salvezza nonostante i soccorsi immediati dei commilitoni.

Condanna internazionale e indagini in corso

La missione Unifil ha condannato l’attacco definendolo deliberato, evidenziando come le attività di bonifica degli ordigni siano fondamentali per la sicurezza della popolazione locale.

Anche il primo ministro libanese Nawaf Salam e il presidente Joseph Aoun hanno espresso condanna, annunciando l’apertura immediata di un’indagine per accertare i fatti.

Tregua già violata: raid e scontri nel sud

L’episodio si inserisce in un contesto estremamente fragile, con la tregua tra Israele e Libano già messa in discussione.

Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno confermato nuovi raid nel sud del Paese contro presunti militanti di Hezbollah accusati di aver violato gli accordi. Parallelamente, fonti locali segnalano attacchi con droni e scontri armati in diversi villaggi.

Il nodo della “linea gialla” e il rischio escalation

Tra i punti più controversi emerge la cosiddetta “linea gialla”, una zona di sicurezza che Israele vorrebbe imporre nel sud del Libano, limitando il ritorno dei civili in alcune aree.

Una misura che rischia di alimentare ulteriormente le tensioni, già alte nonostante gli sforzi diplomatici.

Libano tra negoziati e instabilità

Il presidente Aoun ha ribadito che il dialogo con Israele non rappresenta una resa, ma un passaggio necessario verso accordi duraturi che garantiscano sovranità e stabilità al Paese.

Tuttavia, l’attacco ai caschi blu e i combattimenti in corso dimostrano quanto la situazione resti volatile.

La tregua appare sempre più fragile, mentre il rischio di una nuova escalation in Medio Oriente continua a incombere.

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