di Lana Blanc

In Israele è iniziato lo sbarco del primo gruppo di attivisti della Flotilla nel porto di Ashdod, dopo l’intercettazione delle imbarcazioni da parte della marina militare israeliana in acque internazionali

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto diversi contatti con il ministro israeliano Gideon Saar, chiedendo il rilascio rapido degli attivisti italiani, tra cui un parlamentare e un giornalista. Tajani ha insistito sulla necessità di garantire tutela e sicurezza per tutti i partecipanti. Secondo la Flotilla, sarebbero 29 gli italiani attualmente trattenuti e almeno 87 gli attivisti in sciopero della fame. Alcune testimonianze parlano inoltre dell’uso di proiettili di gomma durante le operazioni.

Interventi diplomatici e assistenza ai connazionali

La Farnesina ha confermato che i funzionari dell’ambasciata italiana a Tel Aviv sono in contatto con le autorità del porto di Ashdod per fornire assistenza consolare e facilitare il rientro dei cittadini italiani. Dopo l’identificazione, gli attivisti dovrebbero essere autorizzati a ripartire.

Secondo il portavoce dell’organizzazione Adalah, che assiste legalmente i partecipanti, le forze navali israeliane hanno intercettato almeno 56 imbarcazioni e fermato centinaia di attivisti. L’operazione è avvenuta al largo delle coste di Cipro, con il trasferimento dei fermati verso Ashdod. Adalah ha annunciato che contesterà la legalità delle detenzioni e chiederà il rilascio immediato dei partecipanti alla missione. Secondo le informazioni diffuse, le forze israeliane avrebbero fermato complessivamente circa 430 attivisti.

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