di Martina Esposito

Nel museo d’impresa di Piazzale Ostiense, ACEA e Valore Italia annunciano i vincitori della prima edizione del premio in una mostra che celebra anche il recupero archivistico dell’ex deposito romano

Fino a poco più di un anno fa era un deposito tecnico. Oggi, invece, ACEA Heritage – nella storica sede di Piazzale Ostiense – si presenta come un luogo di memoria industriale e sperimentazione culturale, dove il patrimonio dell’azienda dialoga con i linguaggi dell’arte contemporanea. È qui che ACEA e Valore Italia hanno annunciato i vincitori della prima edizione del Premio ACEA Contemporanea, progetto dedicato a studenti e neodiplomati dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dell’Accademia Italiana e del SAE Institute, chiamati a confrontarsi con il tema dell’acqua come risorsa vitale, politica e simbolica. Nel corso di una conferenza stampa nello spazio romano è stata annunciata la vincitrice del riconoscimento: è Rucsanda Cristache, che ha ottenuto il primo posto con la sua opera Flowing.

Attraverso installazioni, fotografia, design, moda e ricerca visiva, il premio ha costruito un percorso che intreccia sostenibilità ambientale, formazione e sperimentazione artistica. «È importante valorizzare i nuovi talenti e i giovani artisti perché l’arte riesce a superare i linguaggi tecnici e industriali, trasformandoli in linguaggi simbolici e profondi», ha spiegato Sabrina FiorinoResponsabile Iniziative Culturali ACEA, sottolineando come il museo aziendale rappresenti anche «uno strumento per educare a nuovi immaginari e a un pensiero laterale». Per Salvatore Amuraamministratore delegato di Valore Italia, il cuore del progetto risiede proprio nel dialogo tra generazioni e patrimoni differenti: «Abbiamo voluto mettere al centro il lavoro e il talento dei giovani artisti in un luogo storico straordinario, che custodisce il patrimonio artistico di ACEA. Il dialogo tra gli artisti contemporanei e la tradizione di questo museo è l’aspetto più interessante».

Premio ACEA: chi sono i protagonisti

Il primo premio è stato assegnato a Flowing di Rucsanda Cristache, studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Roma: un’installazione in plexiglass ispirata ai solidi platonici, dove l’icosaedro — storicamente associato all’acqua — viene trasformato in una sfera frammentata e fragile, sospesa all’interno di un cubo trasparente che richiama la dimensione terrestre e materiale del presente. L’opera costruisce un equilibrio instabile tra forma geometrica e precarietà ambientale, coinvolgendo direttamente lo spettatore, chiamato attraverso il movimento e lo sguardo a prendere coscienza della vulnerabilità dell’acqua come risorsa limitata e dipendente dall’azione umana.

Rucsanda Cristache, Flowing

Il secondo premio è andato a La misura dell’acqua di Silvia Spoti, un lavoro che mette in relazione lo scorrere dell’acqua con quello del tempo. Attraverso otto tavole in plexiglass incise seguendo le tracce di antiche cartografie fluviali, l’artista riflette sulla trasformazione dei corsi d’acqua e sulla progressiva perdita della loro portata a causa della crisi idrica. La luce attraversa le superfici e rende visibili le incisioni come fossero memorie geografiche in dissolvenza, trasformando il paesaggio in una stratificazione fragile di presenza e assenza.

Il terzo premio ex aequo è stato attribuito a Valerio Pacini con 240 Liters (way of finding), installazione site-specific che prende il nome dalla quantità media di acqua consumata quotidianamente da una persona. Una grande vasca viene riempita non d’acqua ma di shade balls, sfere nere utilizzate per limitare l’evaporazione delle riserve idriche durante i periodi di siccità. L’effetto è quello di una superficie opaca e inquietante, che trasforma un dato statistico in esperienza fisica e visiva, evocando scenari di scarsità e progressiva sottrazione della risorsa idrica.

Condivide il terzo posto Giorgia Armario con Che ne sarà di noi, che ne sarà della neve?, progetto fotografico che intreccia immagini contemporanee e fotografie d’archivio di paesaggi innevati. Il lavoro mette a confronto la memoria delle grandi nevicate del passato con la loro progressiva scomparsa, costruendo una riflessione poetica e malinconica sulla crisi climatica e sulla perdita della ciclicità naturale. Attraverso il dialogo tra archivio e presente, l’opera restituisce l’idea di un paesaggio sempre più fragile, segnato dall’intervento umano e dall’alterazione degli equilibri ambientali.

Una menzione speciale è stata infine assegnata a Lars Lattacher per Acea Heritage Box, progetto educativo rivolto alle scuole dell’infanzia e primarie che trasforma i “nasoni” romani e gli acquedotti storici in strumenti di partecipazione creativa. Una seconda menzione arriverà dopo i giorni della mostra direttamente dai visitatori, invitati loro stessi a prendere parte a una votazione. Tutte le opere entreranno nella collezione permanente di ACEA Heritage e saranno visitabili dal pubblico il 23 e 24 maggio.

ACEA, dalla riscoperta alla promozione dei giovani

Prima di approdare alla valorizzazione dell’arte contemporanea giovane, ACEA Heritage rappresenta anche un’operazione di recupero e risignificazione di un luogo storico della città. Lo spazio di Piazzale Ostiense è oggi infatti un museo d’impresa e archivio culturale dell’azienda, inserito nel circuito di Museimpresa e nel più ampio dialogo promosso da Confindustria sul patrimonio industriale italiano. Durante la conferenza stampa, Salvatore Amura ha ricordato proprio questa trasformazione: «Questo luogo è un luogo di servizio dove i cittadini si interfacciavano con l’azienda. Oggi il digitale facilita molto questo rapporto, ma qui abbiamo voluto costruire qualcosa di diverso». Un progetto che, secondo l’amministratore delegato di Valore Italia, punta a creare «un dialogo tra giovani artisti della contemporaneità e gli artisti che fanno parte della tradizione di questo museo», mettendo in relazione «tre città — Roma, Firenze e Milano — e tre grandi istituzioni» coinvolte nel premio.

La trasformazione dello spazio passa anche attraverso un lavoro di recupero archivistico e curatoriale che Fiorino ha raccontato durante la visita guidata. «Nessuno si era reso conto che qui ci fosse un’opera di Gino Marotta: non risultava neanche negli archivi», ha spiegato, ricostruendo la vicenda di un lavoro rimasto per anni nei depositi ACEA. Da quella scoperta è nato un lavoro di ricerca e restauro che ha riportato alla luce opere mai esposte. «Alle vostre spalle vedete elementi artistici rimasti nei depositi: circa seicento moduli in alluminio rimessi insieme, ricuciti e restaurati perché imperfetti, montati oggi per la prima volta».

Fiorino ha poi raccontato anche la storia travagliata dell’opera, inizialmente commissionata e poi abbandonata perché ritenuta «troppo ingombrante». «A un certo punto gli dissero che non si poteva fare, lui si arrabbiò e buttò tutto in cantina», ha spiegato, ricordando come il recupero sia avvenuto solo grazie all’incrocio tra fotografie d’epoca e materiali conservati nei depositi di Campagnano Romano. «È una bellissima opera: un’onda vista dall’alto, con i ballerini e i giochi di luce». Il recupero dell’archivio ACEA si intreccia così con una rilettura della storia artistica italiana del secondo Novecento. «In quel momento Gino Marotta conosceva Achille Perilli e Arnaldo Pomodoro, e si percepisce questo dialogo», ha aggiunto Fiorino, ricordando come l’artista abbia poi continuato a collaborare con ACEA progettando anche il soffitto storico dell’ingresso della sede.

A partire dal recupero dello spazio, passato per un processo di riqualificazione, ACEA ha scelto di valorizzare i nuovi linguaggi. Espressione di questa tensione, la scelta dell’opera di Rucsanda Cristache come vincitrice. Il lavoro dialoga infatti direttamente con la dimensione nascosta dell’infrastruttura urbana romana: «Ha fotografato la chiocciola di Villa Medici dove si arriva scendendo sottoterra fino alla camera di manovra della Fontana di Trevi», ha raccontato Fiorino, spiegando come l’installazione nasca dall’osservazione dei siti industriali dell’acqua. «È un lavoro molto poetico, quasi una forma di ipnosi verso il nostro sito industriale».

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