di Carlo Longo

Continuano le indagini sulla morte dei cinque sub italiani alle Maldive. Il sommozzatore Sami Paakkarinen esclude correnti anomale nella grotta e parla di possibile errore umano

maldive subRestano ancora molti punti da chiarire sulla tragedia avvenuta nelle acque delle Maldive, dove hanno perso la vita cinque sub italiani durante un’immersione nella grotta di Alimathà. Mentre le autorità locali continuano gli accertamenti, emergono le prime valutazioni tecniche del team internazionale impegnato nelle operazioni di recupero.

Tra le voci più autorevoli c’è quella del sommozzatore finlandese Sami Paakkarinen, uno degli esperti coinvolti nella missione. Il sub invita alla cautela sulle cause dell’incidente, sottolineando come sia ancora troppo presto per formulare conclusioni definitive.

“In questi casi spesso pesa l’errore umano”

Secondo Paakkarinen, una delle ipotesi da prendere in considerazione riguarda il fattore umano. Il sommozzatore, pur evitando ricostruzioni affrettate, ha spiegato che incidenti di questo tipo sono spesso legati a errori operativi o decisioni prese durante l’immersione.

L’esperto ha però precisato che sarà il lavoro degli investigatori a stabilire con esattezza la dinamica della tragedia e le eventuali responsabilità. Tutto il materiale raccolto durante le operazioni è già stato consegnato alle autorità incaricate dell’inchiesta.

Escluse correnti anomale nella grotta

Uno degli aspetti più discussi riguardava la possibilità che i sub fossero stati trascinati da forti correnti all’interno della cavità sottomarina. Un’ipotesi che il team finlandese tende però a escludere.

Paakkarinen ha spiegato che durante le ispezioni non sono stati rilevati fenomeni naturali tali da giustificare un improvviso risucchio all’interno della grotta. In diversi punti dell’area esplorata, infatti, le correnti sarebbero risultate assenti o molto deboli.

Le operazioni con scooter subacquei e tecnologia avanzata

Per le attività di ricerca e recupero il team internazionale ha utilizzato strumenti altamente specializzati, tra cui scooter subacquei e dispositivi tecnici per immersioni profonde.

Il sommozzatore finlandese ha raccontato che ogni componente della squadra aveva compiti precisi: un operatore si occupava della conduzione, mentre un secondo sub seguiva il monitoraggio tecnico e il controllo dell’attrezzatura. L’obiettivo, ha spiegato, era ridurre al minimo i rischi durante un intervento particolarmente delicato.

Una missione segnata dal dolore

La squadra di esperti stranieri si prepara ora a lasciare le Maldive dopo giorni di operazioni intense e complesse. Il recupero dei corpi e le attività investigative hanno profondamente segnato i soccorritori, chiamati a lavorare in condizioni difficili e in un contesto emotivamente molto pesante.

Nel frattempo prosegue il lavoro degli inquirenti, che dovranno stabilire cosa sia realmente accaduto durante l’immersione fatale nella grotta di Alimathà.

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