di Redazione
Secondo fonti investigative della CNN, Best era un soggetto ben noto ai Servizi Segreti, con una cronologia di gravi precedenti legati alla sicurezza della Casa Bianca
Momenti di puro panico nel cuore della capitale statunitense. Nella serata di sabato 23 maggio, intorno alle 18:00 locali, un uomo armato si è avvicinato a un posto di blocco nei pressi della Casa Bianca e ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service, i quali hanno risposto al fuoco uccidendolo. Il presidente Donald Trump si trovava all’interno della residenza al momento dell’attacco, ma è rimasto illeso.
L”assalitore è stato identificato, si chiamava Nasir Best. Dopo aver iniziato a sparare contro le forze dell’ordine vicino ai cancelli del perimetro presidenziale, Best è stato colpito dalla reazione immediata degli agenti ed è deceduto poco dopo il trasporto in ospedale. Nel violento scontro a fuoco è rimasto ferito anche un passante, sebbene non sia ancora chiaro se sia stato raggiunto dal primo colpo del killer o dal fuoco di risposta. Nessun agente del Secret Service ha riportato ferite.
Secondo fonti investigative della CNN, Best era un soggetto ben noto ai Servizi Segreti, con una cronologia di gravi precedenti legati alla sicurezza della Casa Bianca: a giugno 2025 aveva bloccato una via d’accesso al complesso affermando di essere “Dio” ed era stato trattenuto in un istituto psichiatrico; a luglio 2025 era stato arrestato per aver tentato di penetrare in un vialetto della residenza. Un giudice gli aveva imposto il divieto di avvicinamento al perimetro. Dalle indagini sui suoi profili social erano emersi deliri in cui si definiva “il vero Osama bin Laden” e minacce esplicite in cui manifestava l’intenzione di fare del male a Donald Trump.
Il Presidente ha espresso la sua gratitudine su Truth Social, lodando il lavoro delle forze dell’ordine ed evidenziando la necessità di inasprire le misure di sicurezza nella capitale:”Ringraziamo i nostri straordinari Servizi Segreti per l’intervento rapido e professionale contro un uomo armato vicino alla Casa Bianca, che aveva precedenti di violenza e una possibile ossessione per l’edificio più sacro del nostro Paese. Questo evento, avvenuto a un mese dalla sparatoria alla cena dei corrispondenti, dimostra quanto sia importante garantire a Washington lo spazio più sicuro e protetto mai costruito. La sicurezza nazionale lo esige!”L’attacco ha fatto scattare l’immediato protocollo di sicurezza (lockdown), isolando la Casa Bianca. I giornalisti presenti sul prato Nord sono stati fatti evacuare d’urgenza all’interno della sala stampa (Briefing Room), dove sono rimasti bloccati per circa un’ora. Ha fatto il giro del mondo il video di Selina Wang, corrispondente senior di ABC News, diventato immediatamente virale su X con milioni di visualizzazioni. La giornalista stava registrando un filmato con il suo smartphone quando si sono udite nitidamente decine di spari, costringendola a interrompere la registrazione e a correre al riparo.
L’attacco di sabato si inserisce in una preoccupante scia di sangue che sta lambendo la presidenza. Si tratta infatti del terzo episodio con armi da fuoco nei pressi di Donald Trump nell’ultimo mese, dopo gli spari registrati durante la cena della White House Correspondents’ Association il 25 aprile e l’incidente del 4 maggio vicino al Washington Monument. Una tensione che fa seguito anche al tragico agguato dello scorso novembre alla metropolitana, costato la vita alla soldatessa della Guardia Nazionale Sarah Beckstrom.
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