di Ennio Bassi
Con un piano strategico ambizioso e la guida della nuova direttrice Cristiana Collu, la storica istituzione veneziana inaugura un nuovo corso, ridefinendo visione, linguaggio e spazi. L’obiettivo è rafforzare il suo ruolo di hub culturale capace di parlare a Venezia e al mondo

di Ennio Bassi
Venezia – La Fondazione Querini Stampalia volta pagina. Con un piano strategico ambizioso e la guida della nuova direttrice Cristiana Collu, la storica istituzione veneziana inaugura un nuovo corso, ridefinendo visione, linguaggio e spazi. L’obiettivo? Rafforzare il suo ruolo di hub culturale capace di parlare a Venezia e al mondo.
L’annuncio di questo importante cambiamento è avvenuto oggi, 5 maggio 2025, giorno che coincide con la nascita di Giovanni Querini, filantropo illuminato e fondatore dell’ente. In questo anniversario la Fondazione ha svelato al pubblico una sede completamente rinnovata: nuovi allestimenti, spazi riqualificati e una programmazione culturale pensata per connettere passato e futuro, città e visitatori, memoria e immaginazione.

“È un tributo alla nostra storia e insieme uno slancio verso il futuro”, afferma il presidente Paolo Molesini, che parla di “una trasformazione profonda e condivisa, costruita su solide radici”.
Una laguna di meraviglia e conoscenza
Cristiana Collu, già nota per il suo approccio visionario alla direzione museale, imprime alla Querini un’identità aperta, rizomatica, “senza centro”, come ama definirla. Una fondazione che si fa arcipelago culturale, dove la meraviglia è metodo e il sapere si espande per connessioni.
Il nuovo corso espositivo si apre con “No Stone Unturned. Conceptual Photography”, la più grande mostra veneziana mai dedicata a John Baldessari, maestro dell’arte concettuale. Settanta opere occupano i rinnovati spazi del terzo piano, indagando l’approccio rivoluzionario dell’artista alla fotografia e il suo impatto sull’arte contemporanea.
Arte pubblica e design relazionale
La nuova Querini esce anche fuori dalle proprie mura. Campo Santa Maria Formosa e Campiello Querini ospitano le monumentali sculture in bronzo di Davide Rivalta – quattro leoni che vegliano, più che imporsi, offrendo uno spazio di incontro e ascolto nella vita pubblica cittadina.
Nel segno del design, Martí Guixé firma “Q Spot”, una seduta pubblica a forma di “Q” pensata per leggere, riflettere, creare abitudini culturali condivise. All’interno, lo stesso designer cura l’allestimento della nuova Libreria Giovanni, in collaborazione con Tlon, e del Cafè Mariona, futura casa estiva dello storico marchio veneziano Rosa Salva.
Nuovi spazi, nuova identità
Accanto alle trasformazioni visibili, la Querini ha messo mano alla sua macchina organizzativa. In pochi mesi, grazie a un incisivo lavoro interno, è stato raggiunto il pareggio di bilancio, ripensata la governance e tracciato un piano strategico 2025–2028 con il supporto di Boston Consulting Group.
Gli spazi di accoglienza, la biglietteria e le sale espositive sono stati ristrutturati in collaborazione con Verlato + Zordan Architetti Associati e arredati con pezzi di Edra, in dialogo con l’identità architettonica del luogo. La nuova visual identity, firmata da Designwork, si riflette anche sul sito web e sui canali digitali, dove spiccano nuove voci, un blog, e progetti multimediali su TikTok, Spotify, YouTube e Google Arts & Culture.
Una Fondazione che si apre al mondo
Tra le anticipazioni, anche “L’impronta leggera”, mostra dedicata al nuovo centro per le arti digitali Diriyah Art Futures di Riyadh, progettato dallo studio Schiattarella Associati e ospitato nello spazio Carlo Scarpa.
Con uno sguardo al locale e uno al globale, la Querini Stampalia si rilancia come centro pulsante della scena culturale, mantenendo vivo lo spirito del suo fondatore ma proiettandosi con decisione nel XXI secolo.
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