di Redazione

L’imbarcazione con il comitato direttivo denuncia un attacco con droni, Tunisi parla di incendio accidentale. Solidarietà in porto, cresce la tensione sul blocco israeliano

 

La scorsa notte la Global Sumud Flotilla for Gaza (GSF) ha denunciato che una delle sue imbarcazioni, battente bandiera portoghese e con a bordo il comitato direttivo, sarebbe stata colpita da un drone mentre navigava in acque tunisine. L’esplosione ha provocato un incendio che ha danneggiato il ponte principale e i vani di stivaggio sottocoperta. I sei passeggeri e l’equipaggio sono rimasti illesi.

La Guardia Nazionale tunisina ha però smentito categoricamente la versione di un attacco, sostenendo che le esplosioni «hanno avuto origine all’interno dell’imbarcazione» e che «le segnalazioni di droni non hanno alcun fondamento». Secondo il portavoce Houcem Eddine Jebabli, l’incendio potrebbe essere stato causato dai giubbotti di salvataggio o persino da un mozzicone di sigaretta.

Gsf, che ha diffuso un video dell’accaduto registrato dalle telecamere di bordo, insiste invece sulla pista dell’attacco aereo. L’attivista brasiliano Thiago Avila ha pubblicato le testimonianze di compagni di viaggio, tra cui Miguel, che afferma di aver visto «al 100% un drone che ha sganciato una bomba». L’Afp ha chiesto un commento all’esercito israeliano, senza ricevere risposta.

Dopo l’incidente, decine di persone si sono radunate davanti al porto tunisino di Sidi Bou Said, dove attraccano le barche della flottiglia. Tra slogan e bandiere palestinesi, i manifestanti hanno espresso solidarietà alla missione. La Global Sumud Flotilla è composta da delegazioni provenienti da 44 Paesi e ha l’obiettivo di rompere il blocco imposto da Israele a Gaza dal 2007, fornendo aiuti umanitari attraverso imbarcazioni civili. Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha già annunciato che l’equipaggio «sarà catturato e trattato come terrorista».

Il contesto rimane incandescente. Dal 7 ottobre 2023, quando l’attacco di Hamas ha causato 1.200 morti e 250 ostaggi, la rappresaglia israeliana ha provocato oltre 64 mila vittime, secondo le autorità sanitarie di Gaza, mentre l’Onu denuncia condizioni di fame e carestia nell’enclave.

Nonostante le tensioni, la GSF conferma la propria determinazione: «Atti di aggressione volti a intimidire e deragliare la nostra missione non ci scoraggeranno. Continueremo a navigare per rompere l’assedio di Gaza e dimostrare solidarietà al suo popolo».

 

 

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