di Redazione

A impedire la candidatura alle regionali dell’ex sindaco di Riace ed eurodeputato di AVS è la legge Severino, in seguito a una condanna definitiva per falso

Mimmo Lucano non prenderà parte alla corsa per la presidenza della Regione Calabria. Il suo nome è stato escluso dalla lista dei candidati di Alleanza Verdi-Sinistra (Avs) dopo il parere negativo espresso dalla commissione elettorale, che ha applicato la legge Severino alla sua situazione giudiziaria.

Alla base della ricusazione vi è una condanna definitiva a un anno e sei mesi per falso ideologico, emessa dalla Corte di Cassazione. Il procedimento rientra nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo dei fondi destinati all’accoglienza dei migranti nel piccolo comune di Riace, quando Lucano ne era sindaco. Parallelamente, è ancora pendente presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria un ricorso relativo alla sua ineleggibilità come primo cittadino.

La decisione della commissione ha scatenato forti reazioni all’interno della coalizione di centrosinistra. Il segretario regionale di Avs, Fernando Pignataro, ha denunciato una «scelta politica mascherata da giudiziaria» da parte della magistratura, annunciando una conferenza stampa per sabato a Lamezia Terme, alla presenza dei leader Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Giuseppe Conte. Anche l’avvocato di Lucano, Andrea Dacqua, è intervenuto nel dibattito, definendo la legge Severino «una norma controversa e non priva di ambiguità», pur ammettendo di aver cercato di dissuadere il proprio assistito dal candidarsi.

La candidatura di Lucano per Avs era arrivata dopo le forti polemiche suscitate da un post social della filosofa Donatella Di Cesare – poi rimosso – nel quale esprimeva parole di solidarietà nei confronti di Barbara Balzerani, ex militante delle Brigate Rosse, recentemente scomparsa. L’episodio aveva riacceso il dibattito pubblico e spinto Lucano ad accettare la sfida elettorale come gesto di reazione.

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