di Emilia Morelli
Alla Cop30 di Belém, la Cina domina la scena con Byd e Gwm, simboli di una strategia green globale che supera Stati Uniti ed Europa nella transizione energetica
Con gli Stati Uniti sempre più defilati nella lotta ai cambiamenti climatici e l’Unione europea divisa sul futuro del Green Deal, è la Cina a emergere come principale
protagonista della Cop30, la conferenza mondiale sul clima ospitata quest’anno a Belém, nel cuore dell’Amazzonia.
Nelle strade della città brasiliana, il segnale è inequivocabile: decine di auto elettriche cinesi scorrono silenziose trasportando capi di Stato e delegazioni internazionali. Mentre le case automobilistiche europee affrontano una fase di rallentamento, i marchi cinesi come Byd e Gwm consolidano la loro leadership globale e si presentano come partner ufficiali della conferenza, fornendo centinaia di veicoli agli organizzatori.
La sfilata di Byd e Gwm alla Cop30
Alla cerimonia di apertura, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è arrivato a bordo di una Chevrolet, ma attorno a lui dominavano le vetture elettriche di Byd e Gwm. Un’immagine simbolica di come i colossi di Pechino abbiano ormai conquistato la ribalta della mobilità sostenibile.
Fino alla chiusura dei lavori, prevista per il 21 novembre, saranno proprio le auto cinesi a garantire i trasferimenti delle delegazioni. Per Byd e Gwm si tratta di un’occasione mediatica e commerciale di valore incalcolabile: un palcoscenico mondiale in cui dimostrare che la transizione elettrica non è più un progetto del futuro, ma una realtà già dominata dalla Cina.
La conquista del mercato automobilistico brasiliano
La presenza cinese alla Cop30 è il risultato di una strategia di lungo periodo. Per decenni, il mercato automobilistico brasiliano è stato controllato da produttori europei e americani, ma la lentezza con cui questi hanno riconvertito le proprie linee produttive verso l’elettrico ha aperto la strada ai rivali asiatici.
Oggi oltre l’80% dei veicoli elettrici venduti in Brasile è di origine cinese. Il gruppo Byd ha recentemente inaugurato nello stato di Bahia il suo più grande stabilimento produttivo al di fuori dell’Asia, con il sostegno diretto del presidente Lula. L’impianto è sorto al posto di una ex fabbrica Ford, segnando un cambio di paradigma nel settore automobilistico del Paese.
Pechino guida la transizione green globale
Il predominio cinese nell’automotive è solo la punta dell’iceberg di una trasformazione più ampia. La Cina ha ormai un controllo strategico sulle catene di approvvigionamento di minerali e materiali fondamentali per la produzione di batterie e tecnologie pulite, imponendosi come motore della transizione energetica mondiale.
Secondo i dati del Net Zero Policy Lab della Johns Hopkins University, Pechino ha investito oltre 225 miliardi di dollari dal 2011 in impianti manifatturieri nei Paesi emergenti, una cifra che supera – in termini reali – gli investimenti del Piano Marshall che contribuì alla ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale.
Nei Paesi del Sud globale, dalla Brasile all’India, passando per il Vietnam, i prodotti e le tecnologie cinesi rappresentano ormai la spina dorsale della nuova economia verde.
L’Occidente in affanno
Mentre Pechino accelera, Europa e Stati Uniti faticano a tenere il passo. Le divisioni interne al Vecchio Continente sulle politiche ambientali e le esitazioni di Washington nell’attuare strategie climatiche strutturate hanno lasciato spazio a una nuova leadership globale.
La Cop30 di Belém, con le sue strade percorse da flotte di auto elettriche made in China, diventa così il simbolo di un equilibrio geopolitico in rapida evoluzione: quello in cui la transizione ecologica non è solo una sfida ambientale, ma una battaglia per la supremazia economica e tecnologica del XXI secolo.
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