di Carlo Longo
Dopo il vertice con Xi Jinping, Donald Trump rilancia gli ultimatum all’Iran. Gli Usa valutano nuovi raid mentre Teheran insiste sui pedaggi nello Stretto di Hormuz

Archiviato il viaggio in Cina e il confronto con Xi Jinping, Donald Trump torna a concentrare l’attenzione sull’Iran e rilancia la linea dura contro Teheran. Secondo indiscrezioni riportate dal New York Times, gli Stati Uniti starebbero valutando una nuova operazione militare contro la Repubblica islamica già nelle prossime settimane.
Il presidente americano, durante il volo di rientro da Pechino, ha definito “inaccettabile” l’attuale posizione iraniana e ha avvertito che il Paese potrebbe affrontare “un periodo molto difficile” se non verrà raggiunta rapidamente un’intesa.
A rafforzare il messaggio è arrivato anche un post pubblicato su Truth Social. L’immagine mostra Trump su una nave militare con la scritta “La calma prima della tempesta”, accompagnata da uno scenario di mare in tempesta e unità navali iraniane sullo sfondo.
I nodi del confronto: nucleare e Stretto di Hormuz
Al centro dello scontro tra Washington e Teheran restano due questioni principali: il programma nucleare iraniano e la riapertura dello Strait of Hormuz.
Gli Stati Uniti chiedono all’Iran di rinunciare all’arricchimento dell’uranio e di garantire la libera navigazione nel Golfo Persico. La diplomazia però continua a registrare uno stallo, mentre la Casa Bianca sembra sempre più orientata verso un’escalation militare.
Secondo fonti americane, nelle prossime ore potrebbero svolgersi riunioni decisive nella Situation Room con il vicepresidente JD Vance e i principali responsabili della sicurezza nazionale per definire i prossimi passi.
Tra le opzioni sul tavolo non ci sarebbero soltanto nuovi raid aerei, ma anche un’operazione mirata per recuperare circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, materiale considerato strategico per la possibile costruzione di armi nucleari.
Gli Usa rafforzano la presenza militare in Medio Oriente
La macchina militare americana, nel frattempo, continua a rafforzarsi nell’area. Da settimane nel Medio Oriente sono schierati circa 5.000 Marines e 2.000 paracadutisti dell’82esima divisione aviotrasportata in attesa di eventuali ordini operativi.
Trump sostiene che solo Stati Uniti e Cina abbiano le capacità tecniche necessarie per recuperare il materiale nucleare custodito nei siti sotterranei iraniani colpiti durante i bombardamenti del 2025.
Un eventuale intervento terrestre rappresenterebbe però un salto ulteriore nel conflitto e aprirebbe uno scenario molto più complesso rispetto ai raid mirati condotti finora.
Teheran insiste sui pedaggi a Hormuz
Nonostante le minacce americane, l’Iran continua a mantenere una linea rigida. I Pasdaran puntano ancora sul controllo dello Stretto di Hormuz come leva politica ed economica.
Ebrahim Azizi, presidente della Commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha annunciato che Teheran starebbe preparando un nuovo sistema di gestione del traffico marittimo nello stretto, con l’introduzione di pedaggi per le imbarcazioni autorizzate al transito.
Secondo le autorità iraniane, soltanto i Paesi che collaboreranno con Teheran potranno beneficiare delle nuove rotte protette. La misura colpirebbe in particolare il progetto americano per garantire la sicurezza della navigazione nell’area.
Cina ed Europa al centro della strategia iraniana
Durante la visita di Trump a Pechino, l’Iran ha consentito il passaggio senza restrizioni alle petroliere cinesi, segnale della volontà di mantenere aperto il dialogo con la China.
Ora Teheran starebbe cercando anche un confronto con alcuni Paesi europei, con l’obiettivo di isolare diplomaticamente Washington e presentarsi come interlocutore necessario per la stabilità energetica globale.
Secondo la televisione di Stato iraniana, sarebbero già in corso contatti tra governi europei e la Marina dei Guardiani della Rivoluzione per discutere le modalità di transito attraverso Hormuz.
Il Pakistan prova la mediazione
Dietro le tensioni ufficiali continua però il lavoro diplomatico. Un ruolo centrale viene attribuito al Pakistan, che starebbe cercando di facilitare un dialogo tra Stati Uniti e Iran.
Secondo fonti di Islamabad citate dall’emittente saudita Al-Arabiya, la missione del ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi in Iran avrebbe l’obiettivo di favorire un’intesa sui punti più critici del negoziato.
Le stesse fonti parlano di “progressi positivi” sul dossier Hormuz e confermano che restano aperti i canali diplomatici anche sulla questione nucleare.
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