di Velia Iacovino

Arabia Saudita, Egitto e Turchia starebbero valutando una proposta iraniana di “patto di non aggressione” in Medio Oriente, con l’obiettivo prioritario di riaprire lo Stretto di Hormuz e stabilizzare l’area
Donald Trump prende tempo sul conflitto con l’Iran mentre cresce la pressione dell’opinione pubblica americana. A pesare sulle scelte della Casa Bianca sono soprattutto i sondaggi, che mostrano un netto calo del consenso nei confronti del presidente e una forte opposizione all’intervento militare. Secondo un rilevamento pubblicato dal New York Times, la popolarità di Trump è scesa al 37%, livelli paragonati da alcuni osservatori a quelli raggiunti da Jimmy Carter durante la crisi iraniana degli anni Settanta. Ancora più significativo il dato sulla guerra: il 64% degli americani considera sbagliato l’intervento contro Teheran. La contrarietà coinvolge il 73% degli elettori indipendenti e persino il 22% dei repubblicani, mentre solo il 70% della base del Gop sostiene apertamente il presidente.
Numeri che rischiano di avere un peso decisivo in vista delle elezioni di midterm. Trump si trova così davanti a un bivio: proseguire nello stallo diplomatico, tentando di costringere l’Iran ad accettare le sue condizioni di pace, oppure rilanciare l’offensiva militare nel tentativo di ottenere un risultato decisivo contro il regime degli ayatollah. A complicare il quadro c’è anche l’impatto economico del conflitto. Dall’inizio dei bombardamenti il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è aumentato del 56%, passando da 2,89 dollari al gallone a oltre 4,5 dollari. Un rincaro che pesa direttamente sui consumatori e rischia di alimentare inflazione, rallentamento economico e tensioni sociali.
Secondo diversi analisti, Trump sarebbe consapevole che una guerra lunga o un accordo considerato debole potrebbero essere letti dagli elettori come un fallimento. Gli obiettivi annunciati dalla Casa Bianca — fermare il programma nucleare iraniano, ridurre la capacità missilistica di Teheran e favorire un cambio di regime — appaiono infatti ancora lontani.Nel frattempo gli alleati regionali degli Stati Uniti spingono invece per una soluzione diplomatica. Arabia Saudita, Egitto e Turchia starebbero valutando una proposta iraniana di “patto di non aggressione” in Medio Oriente, con l’obiettivo prioritario di riaprire lo Stretto di Hormuz e stabilizzare l’area. Una strategia che punta a chiudere il conflitto rapidamente, evitando un’escalation che potrebbe avere conseguenze economiche e politiche ancora più pesanti anche per Washington.
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