di Redazione

Secondo il nuovo Rapporto ASI di Intesa Sanpaolo e Prometeia, il manifatturiero italiano manterrà nel 2026 una sostanziale stabilità nonostante il rallentamento del commercio mondiale e l’aumento dei costi energetici. A trainare saranno investimenti, innovazione tecnologica ed export

L’industria manifatturiera italiana si prepara ad affrontare il 2026 in uno scenario ancora segnato da instabilità geopolitica, costi energetici elevati e rallentamento della domanda internazionale. Nonostante questo contesto complesso, il sistema produttivo nazionale dovrebbe riuscire a mantenere un equilibrio complessivo, sostenuto soprattutto dalla capacità delle imprese di investire in innovazione e competitività.

È il quadro delineato dal 109° Rapporto Analisi dei Settori Industriali (ASI), realizzato da Intesa Sanpaolo insieme a Prometeia, che stima per il prossimo anno una crescita quasi nulla del fatturato manifatturiero a prezzi costanti (+0,2%), ma un incremento del giro d’affari a valori correnti del +3,8%, fino a raggiungere quota 1.168 miliardi di euro.

Secondo gli analisti, rispetto alla crisi energetica del 2022 lo scenario attuale presenta caratteristiche differenti. Se allora il principale elemento di pressione era rappresentato dal gas, oggi il peso maggiore arriva dal rincaro del petrolio e dalle tensioni che continuano a condizionare i mercati internazionali. In questo contesto, il rafforzamento dell’efficienza energetica e della capacità produttiva diventa una leva decisiva per difendere margini e competitività.

A sostenere la tenuta dell’industria italiana saranno soprattutto gli investimenti in tecnologie, automazione e beni strumentali, favoriti anche dagli incentivi fiscali ancora attivi. Il rapporto evidenzia come i comparti legati alla trasformazione digitale e alla transizione energetica siano destinati a registrare le performance migliori già a partire dal 2026.

Tra i settori considerati più dinamici figurano elettrotecnica, elettronica e meccanica, trainati dalla crescente domanda di tecnologie industriali avanzate, sistemi automatizzati e innovazione produttiva. Prospettive positive anche per la farmaceutica e i beni di largo consumo, che continueranno a beneficiare dell’evoluzione delle catene globali del valore.

L’export resta uno dei principali punti di forza del manifatturiero italiano. Secondo le stime contenute nel rapporto, la propensione all’esportazione potrebbe avvicinarsi al 56% entro il 2030, mentre il saldo commerciale è previsto raggiungere i 125 miliardi di euro. Un risultato che conferma il ruolo centrale delle imprese italiane nei mercati internazionali, nonostante le difficoltà legate al rallentamento del commercio mondiale e alle nuove barriere commerciali.

Nel medio periodo gli economisti prevedono una crescita moderata, attorno all’1% medio annuo fino alla fine del decennio. Tuttavia, la capacità di mantenere questo equilibrio dipenderà soprattutto dagli investimenti in innovazione, digitalizzazione, sostenibilità e autonomia energetica.

Per il sistema industriale italiano, la sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di consolidare la competitività in uno scenario globale sempre più instabile, rafforzando il proprio ruolo nelle filiere produttive europee e internazionali.

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