di Carlo Longo
Il governo accelera sul ritorno del nucleare in Italia. Ciriani ipotizza un referendum, poi corregge il tiro. Pd e M5s attaccano l’esecutivo sulle politiche energetiche
Il ritorno del nucleare in Italia torna al centro del dibattito politico dopo le dichiarazioni del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che durante il Festival dell’Economia di Trento ha evocato la possibilità di un nuovo referendum sull’energia atomica. Una frase che ha immediatamente acceso le polemiche e costretto il governo a precisare la propria posizione.
Secondo Ciriani, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni punta a riportare il nucleare nel mix energetico nazionale attraverso impianti di nuova generazione, seguendo il modello già adottato da altri Paesi europei come la Francia.
La corsa del governo verso il nucleare
L’obiettivo dell’esecutivo è approvare entro l’estate la legge delega sul nucleare, considerata strategica per rafforzare la sicurezza energetica italiana e ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas ed elettricità.
Nei giorni scorsi la stessa Meloni aveva chiesto un’accelerazione sul provvedimento, sostenendo la necessità di aprire una nuova fase energetica per il Paese. Il governo ritiene infatti che il nucleare di ultima generazione possa contribuire alla transizione energetica insieme alle fonti rinnovabili.
La proposta incontra però la netta opposizione di Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, che chiedono invece maggiori investimenti su fotovoltaico, eolico e accumulo energetico.
La frase di Ciriani sul referendum
A scatenare il caso politico sono state le parole pronunciate da Ciriani durante il dibattito a Trento. Il ministro ha infatti dichiarato che “inevitabilmente si farà un referendum”, spiegando che il governo è pronto ad assumersi la responsabilità politica di indicare al Paese la strada del nucleare.
L’uscita è apparsa subito in contrasto con la linea finora mantenuta dall’esecutivo, che aveva evitato accuratamente di parlare di una nuova consultazione popolare dopo i referendum del 1987 e del 2011, entrambi conclusi con la bocciatura dell’energia atomica.
Poche ore dopo, lo staff del ministro è intervenuto con una nota ufficiale per ridimensionare il significato della frase. Secondo la precisazione, Ciriani avrebbe semplicemente ipotizzato che le forze contrarie al nucleare potrebbero promuovere un referendum abrogativo contro la futura legge del governo.
Le opposizioni attaccano il governo
Le dichiarazioni del ministro hanno dato nuovo slancio alle critiche delle opposizioni sulle politiche energetiche dell’esecutivo.
Annalisa Corrado ha accusato il governo di non aver fatto passi concreti sul fronte energetico e di utilizzare il tema del nucleare come strumento politico. Secondo l’esponente dem, l’esecutivo non avrebbe ancora risolto il problema dello smaltimento delle vecchie scorie radioattive né individuato il deposito nazionale.
Anche il Movimento 5 Stelle è tornato all’attacco. Il deputato Enrico Cappelletti ha ricordato che gli italiani “si sono già espressi due volte contro il nucleare” e ha sostenuto che la strada scelta dal governo rischia di rallentare la vera autonomia energetica del Paese.
Il nodo energia resta centrale
La riapertura del dibattito sul nucleare arriva in un momento particolarmente delicato per l’Europa, alle prese con le conseguenze della crisi energetica internazionale e delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il governo Meloni continua a sostenere che il nucleare rappresenti una soluzione necessaria per garantire energia stabile e ridurre i costi per famiglie e imprese. Le opposizioni, invece, insistono sulla necessità di accelerare esclusivamente sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica.
Il confronto politico è destinato quindi a intensificarsi nelle prossime settimane, soprattutto quando la legge delega arriverà ufficialmente in Parlamento.
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