di Redazione
Il risultato evita possibili tensioni con l’Unione Europea e preserva gli accordi bilaterali che regolano, tra l’altro, la libera circolazione delle persone
La Svizzera ha detto no all’iniziativa che puntava a introdurre un tetto massimo di 10 milioni di abitanti entro il 2050. La proposta, sostenuta dall’Unione Democratica di Centro (UDC), principale forza della destra nazionalista elvetica, è stata respinta dalla maggioranza degli elettori con circa il 54% dei voti contrari.
L’esito della consultazione rappresenta un passaggio importante per il futuro delle relazioni internazionali della Confederazione, in particolare con l’Unione Europea. L’approvazione del progetto avrebbe infatti potuto mettere in discussione l’Accordo sulla libera circolazione delle persone e, di riflesso, l’intero sistema degli accordi bilaterali che regolano i rapporti tra Berna e Bruxelles.
A sostenere il fronte del no sono stati i partiti di centro e di sinistra, le organizzazioni economiche e i sindacati. Dopo una fase iniziale in cui i sondaggi sembravano favorire i promotori dell’iniziativa, il dibattito pubblico si è progressivamente concentrato sulle possibili conseguenze economiche e diplomatiche della misura, contribuendo a consolidare il consenso contrario.
Dal punto di vista territoriale, il voto ha evidenziato differenze significative. Le grandi aree urbane e la Svizzera francofona hanno sostenuto in modo deciso il no, mentre nelle regioni germanofone il sì ha ottenuto risultati migliori. In Ticino, la proposta è stata approvata di stretta misura con il 50,7% dei voti, mentre nei Grigioni ha prevalso il no con il 51,5%.
Attualmente la Svizzera conta circa 9,1 milioni di abitanti. Gli stranieri rappresentano il 27% della popolazione residente e la crescita demografica registrata negli ultimi due decenni è stata alimentata soprattutto dall’immigrazione. Molti settori dell’economia, compresa la sanità, dipendono in misura significativa dalla manodopera proveniente dall’estero.
L’iniziativa prevedeva l’introduzione di misure restrittive già al raggiungimento della soglia di 9,5 milioni di residenti. Una volta superata la quota di 10 milioni, il Governo sarebbe stato chiamato a rivedere o denunciare alcuni accordi internazionali, con particolare riferimento a quelli stipulati con l’Unione Europea.
Le principali organizzazioni economiche del Paese hanno accolto con favore il risultato. Economiesuisse, la più importante associazione imprenditoriale svizzera, ha sottolineato come il voto confermi il sostegno della popolazione alla collaborazione bilaterale con Bruxelles. Il risultato potrebbe inoltre favorire il proseguimento del confronto sui cosiddetti “Bilaterali III”, il nuovo pacchetto di accordi negoziato tra Svizzera e Unione Europea e destinato a rimanere al centro del dibattito politico nei prossimi anni.
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